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Stavolta all’appello è mancato  lui, Rocco Commisso, ma a compensare il silenzio del patròn ci hanno pensato prima il direttore sportivo Daniele Pradè e poi i responsabili della comunicazione della Fiorentina su Tik-Tok. 

Tanto per non smentirsi mai, pure stavolta a Firenze non sono mancate le solite polemiche dopo una sconfitta a Torino contro la Juventus. Un rito che si perpetua da oltre 40 anni, da quel famoso scudetto del 1982 vinto al fotofinish da Madama sulla Fiorentina e non ancora digerito da club e tifoseria viola. Da allora, per i fiorentini, ogni partita persa con la Juve equivale ad un furto, e ovviamente lo è stato pure stavolta. Pradè non l’ha messa proprio così, però ha fornito sufficienti  elementi per indurre tifosi della Viola e resto dell’opinione pubblica a pensarla nel solito modo.

A questo punto resta da capire se è più credibile chi si lamenta sempre o chi prova a confutare le recriminazioni altrui con alcuni dati di fatto, come proverà a fare il sottoscritto sapendo già a cosa andrà incontro. 

A togliere il sonno a  Pradè ( “dura dormire dopo la Juve” , sono parole sue) è stato, prima di tutto, l’episodio del rigore non dato per il mani di Danilo. “Ero convinto lo concedesse “ ha confessato il DS a fine partita . Per fortuna non l’arbitro Sozza non l’ha dato, ci aggiungiamo noi.  Nella settimana antecedente Juve-Fiorentina, si era dibattuto sulla necessità di concedere meno rigori, considerando l’esagerato  numero di penalty assegnati finora in Serie A (superiore a tutte le altre leghe europee) , spesso per contrasti nella norma o tocchi di mano involontari.
Proprio come quello di sabato scorso, giustamente non fischiato per una ragione oggettiva: non c’è stata irregolarità. Danilo, pur colpendo il pallone col braccio, non ha aumentato il volume del corpo. Basta osservare le immagini tv per capire la dinamica dell’intervento. Le centinaia di fermo-immagine del pallone che sbatte sul braccio del giocatore juventino, pubblicati poi a dozzine sui social , non dimostrano un bel niente, sono solo utili a rafforzare la tesi complottista.
Pradè non ha dormito nemmeno per i troppi falli subiti da Vlahovic (“è stato massacrato” ha detto) : 5 in totale. A Morata gliene sono stati fatti 4, a Dybala e Chiesa 3. Siamo lì. Se giochi a calcio, prendi calci. 

A non far prendere sonno al Ds viola sono stati pure i cartellini dati ai suoi giocatori, il particolare il rosso a Milenkovic. Per la cronaca: l’espulsione è arrivato solo dopo il sesto fallo commesso dal giocatore serbo.  Inoltre , a proposito di “massacro”,  Nastasic, nella decina di minuti giocati, si è prodotto in un’entrata su Locatelli più da  rosso che da giallo. Sottil, subentrato pure lui nel finale, ha commesso 3 falli in un quarto d’ora, scampando sanzioni. 

La società viola ha però insistito sull’ eccessiva severità usata nei confronti dei propri giocatori confrontandola, in un video pubblicato su Tik Tok, con la propensione al tuffo di Chiesa, ribattezzato Tania (come la Cagnotto,non a caso juventina). La clip è stata poi rimossa, ma ha dato la misura di quanto a Firenze non abbiano affatto digerito arbitraggio e sconfitta. 

La Juve ha vinto perché ci ha provato di più (13 tiri, 3 in porta) rispetto alla Viola (6 e 1) e creato più occasioni da rete(almeno 5 contro l’unica di Saponara).  Pradé è invece convinto di essere stato “padrone del campo” e di aver perso grazie anche al contributo in negativo dell’arbitro. Nonostante la buona prestazione a Torino della squadra di Italiano, i numeri dicono tutt’altro. 
 
Nota a margine: nell’82 il gol di Graziani contro il Cagliari venne annullato per  un doppio fallo commesso da Bertoni, prima sul difensore sardo Lamagni e poi sul portiere Corti in uscita, mentre la Juventus vinse a Catanzaro grazie ad un rigore concesso per una netta respinta di Celestini col braccio sulla linea di porta dopo un tiro di Fanna indirizzato a rete. Ci fosse stato il Var avrebbe confermato le medesime decisioni, e Pradè (all’epoca 15enne) probabilmente sofferto d’insonnia.