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Tre anni. Tanti ne sono passati da quel derby d’Italia datato 28 aprile 2018, eppure se ne parla ancora. Perché c’è di mezzo la solita Juventus, solo per questo. La Juve, uno scudetto perso dal Napoli ed una querela: quella ricevuta dalla redazione de Le Iene dal designatore degli arbitri Rizzoli, insieme ai 2 direttori di gara Orsato e Valeri, accusati di frode sportiva a favore, appunto, di Madama e di aver occultato le prove di quell’illecito. Accuse pesanti.

Ecco perché ultimamente a Mediaset si stanno accanendo con la storia del contrasto tra Pjanic e Rafinha avvenuto in quella partita, il doppio giallo mancato per il bosniaco, l’audio assente del VAR su quell’episodio e la denuncia dell’ex procuratore federale  Pecoraro (accanito tifoso napoletano). Uno dei “più grandi misteri del calcio italiano” com’è stato definito quell’episodio nell’incipit dell’ultimo servizio tv mandato in onda durante la nota trasmissione di Italia Uno, durante la quale si è ricorso pure alla consulenza di due sordomuti per cercare di interpretare il labiale dei varisti sull’episodio incriminato. Trovandone, ovviamente, la soluzione sperata: Valeri e l’assistente Giallatini in sala Var videro il fallo e richiamarono l’attenzione di Orsato, il quale in campo fece però di testa sua e ammonì l’interista D’Ambrosio anziché lo juventino Pjanic.  

L’ennesima prova a sostegno della tesi  accusatoria secondo la quale, in quella partita, si cercò di favorire la Juventus, non espellendo il centrocampista bianconero e lasciando così l’Inter in inferiorità numerica,  per il precedente rosso a Vecino. 

Breve nota a margine: al momento di quell’episodio il risultato era di 1-1, e poco dopo l’Inter passò pure in vantaggio. Seppur in dieci.

Seconda postilla: Pjanic non era da rosso diretto e quindi il VAR, per protocollo, non poteva intervenire. Per  il medesimo motivo, Orsato non ascoltò Valeri, perché poteva farlo.
Piuttosto, si insiste pervicacemente sull’episodio Pjanic/Rafinha  ma non si capisce perché, nella stessa partita, a nessuno – Iene comprese – interessi sapere come mai, all’inizio del 2° tempo, non venne concesso da Orsato un rigore netto su Matuidi, prima urtato da Skriniar e poi atterrato da Cancelo. Risposta semplice semplice: sarebbe stato un penalty a favore della Juventus, come tale non importa sapere per quale motivo il VAR non intervenne, nonostante in quel caso il protocollo glielo avrebbe consentito. Pecoraro non chiese l’audio su quell’episodio, le tv non montarono lo stesso casino fatto per Pjanic e quell’episodio finì nel dimenticatoio. Non interessava a nessuno approfondire. Nemmeno alla Juventus, costantemente silente sui torti ricevuti tanto quanto su accuse infamanti addebitatogli quasi quotidianamente. Un silenzio assordante.  Avviene sempre così, salvo pretendere poi a squarciagola obbiettività e uniformità di giudizio. Ma non per tutti. 

Lo si è rivisto pure quest’anno, dopo l’ultimo derby d’Italia, come funziona: si  è scatenato il pandemonio sul rigore concesso a Cuadrado, ma – per restare in tema di “espulsioni” – ci si limitò a dire “l’arbitro ha (forse) commesso un errore” sul doppio giallo a Bentancur,  e la si è chiusa lì. Così come interessò a pochi, nel 2020, durante un Inter – Atalanta finita poi 1-1, il motivo per il quale il VAR tacque su un clamoroso ed evidente  placcaggio da terra di Lautaro Martinez, in piena area nerazzurra, su un attaccante bergamasco. Non uno che chiese l’audio della sala VAR.  

Del resto, ci si  ricorda del gol di Muntari ma non della rete annullata (e valida) a Matri nella medesima partita. Si discute ancora dello scontro Iuliano/Ronaldo del ‘98, mente ci si è scordati del plateale e falloso affossamento di Inzaghi da parte di West nella gara d’andata della medesima stagione. Funziona così, lo abbiamo imparato.  
 
Polemica c’è solo se riguarda  Juve. E se non ti unisci al coro sei fazioso, antisportivo, un “giornalaio”. 

Applausi.