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"Sei ancora qui a parlare del rigore concesso sabato scorso al Napoli?". Si, sono ancora qui. Le grancasse del gol di Turone e dello scontro Iuliano-Ronaldo (quello brasiliano) continuano imperterrite da decenni ed io non posso permettermi di parlare per due giorni di fila – non di più, lo prometto -  di un rigore molto (troppo) generoso che ha sancito la terza sconfitta (immeritata) in campionato della Juve? Su questo argomento sto litigando persino con tanti juventini, quelli fedeli alla linea: noi gobbi non recriminiamo mai sugli episodi arbitrali. Se lo fai vieni tacciato dai tuoi stessi compagni di fede di essere piangina – perdente – interista. Praticamente da bandire dalla tifoseria bianconera. Un reprobo.

Che vi devo dire, tiferò Juve in solitudine. Insieme a Pirlo, che su quel rigore la pensa proprio come me: fallo molto dubbio. Direte: "Che deve fare, lui è parte in causa e ha trovato l’alibi per giusto per giustificare la sconfitta". Andrea non mi sembra proprio il tipo, e nemmeno il sottoscritto è a caccia di scuse: se in un tempo e mezzo non riesci a buttarla dentro, il concorso di colpa è evidente. Ad un certo punto si è giocato ad una sola porta, e non c’è stato verso di fare un gol. Serata anche storta (22 tiri, 6 in porta, 2 super salvataggi di Meret), capita. Questo non significa che ci si debba per forza accodare al gregge di quelli per i quali "è rigore e non si discute". Perché, sostengono costoro, "la regola è chiara". Scusate, quale regola? Ce n’è una specifica sulle manate in area di rigore? No. "Chiellini ha impedito a Rrahmani di colpire la palla". Non è vero, gli era semplicemente davanti e Szczesny era in anticipo sul kosovaro. "Non c’entra, anche se il pallone è fuori traiettoria, il fallo viene ugualmente punito. Guarda Young su Cuadrado". Vero, ma qui non c’era fallo, solo una manata involontaria sul volto dell’avversario, in Coppa Italia l’interista tirò per il braccio lo juventino e lo fece cadere. L’esempio non calza. 
Pure Capello ha detto: "Chiellini non poteva mica saltare come i pinguini". Anche per lui, rigore generoso. E non mi venite a tirare fuori che lo ha detto perché ha giocato e allenato nella Juve, giustificazione debole e faziosa. Capello è uomo di campo, sa distinguere tra una manata intenzionale e una accidentale. Quello che purtroppo non riescono più a fare gli arbitri, condizionati ormai da ciò che gli suggerisce il collega al VAR, a suo volta indottrinato dalle regole non scritte della versione Rizzoli, diventato ormai l’Azzecagarbugli del calcio italiano. A furia di interpretare a modo suo il regolamento lo sta stravolgendo. Salvo poi rivederlo e ricorreggerlo quando le situazioni diventavano insostenibili, per non dire comiche, come accaduto la scorsa stagione sui falli di mano. Adesso è il turno delle manate. 

Sempre rigore? Non è detto. Nell’ultimo Sampdoria-Milan, per un contatto analogo tra Damsgaard /Romagnoli il fallo non venne fischiato, e a fine gara persino il tecnico doriano Ranieri condivise pubblicamente la scelta arbitrale. Due mesi dopo è cambiato di nuovo tutto. Questo perché le cervellotiche versioni di Rizzoli mandano in confusione totale arbitri e varisti. Eppure basterebbe usare la logica tout court, punendo solo gli atti violenti e volontari. Anche perché i calciatori sono scaltri, e al minimo contatto stramazzano a terra. Vedi Rrahmani. Giriamo pagina, adesso c’è la Champions. Anche protestando, nessun Consiglio di garanzia del Coni farà mai ripetere questa partita