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Voleva iniziare bene la stagione Allegri, e la sua Juve lo ha accontentato: tre reti e 3 punti alla prima di campionato. Contro un Sassuolo differente rispetto a quello della scorsa stagione, con qualche lacuna in più nel reparto arretrato e magari alcuni giocatori distratti dal mercato. Questo però non significa che si sia comportato da Scan-suolo e la Juventus non abbia meritato. Lo può sostenere solo chi non ce la fa ad attribuire meriti alla Signora, neanche quando si impone con un risultato così netto.

Per vincere Max ha mandato in campo la formazione più competitiva possibile, al netto delle assenze forzate, causa infortuni (Szczesny e Pogba) squalifiche (Kean e Rabiot) o non perfetta condizioni di forma (Kostic). Una rosa ancora incompleta (servono altri acquisti) e rimaneggiata, che lo ha quasi costretto a mettere in campo tutti i migliori, compreso Di Maria, nonostante – per stessa ammissione di Allegri a fine partita – avesse già manifestato in settimana qualche problemino muscolare.

Ma col Sassuolo, alla prima, non si poteva sbagliare e Di Maria ha dovuto giocare per forza, essendo attualmente l’unico bianconero in rosa in grado di cambiare una partita, con le sue giocate e il suo enorme talento. Come infatti il Fideo ha fatto col Sassuolo, sbloccandola con un suo gol e poi chiudendola col suo assist a Vlahovic per la terza rete.

Dopodiché il problemino emerso in settimana è raffiorato in modo significativo, costringendolo ad abbandonare il campo con una faccia che era tutto un programma e che non lasciava spazio all’ottimismo. “Di Maria ha quasi sempre quell’espressione” ha provato a minimizzare Allegri a fine partita, ma gli esami strumentali hanno poi sentenziato circa due settimane di stop per l’argentino.
Proprio come avvenuto con Szczesny soltanto qualche giorno prima, protagonista di un decorso quasi analogo: problemino all’adduttore emerso durante il tour negli States, 45 minuti giocati con l’Atletico Madrid, dopodiché stop per acutizzarsi del problema muscolare. Eppure contro i Simeone’s boys non sarebbe stato nemmeno necessario mandarlo in campo, essendo quella una semplice amichevole.

Decidere di schierare i giocatori convalescenti, o comunque non in perfette condizioni, è però un antico vizio di Allegri, e del proprio compiacente staff tecnico. Lo fece anche quando allenava il Milan, precisamente nella stagione 2011/12, quella in cui si contese fino all’ultima giornata lo scudetto con Conte. A marzo di quella stagione Thiago Silva, dopo aver accusato in settimana un fastidio muscolare, venne comunque fatto scendere in campo contro la Roma, peggiorando la situazione e non potendolo poi più utilizzare per alcuni mesi, proprio nel momento decisivo della stagione. Ma anche in quell’occasione bisognava vincere per poter continuare a lottare punto su punto con la Juve per il tricolore, e Allegri lo rischiò lo stesso.

Proprio come accaduto con Di Maria contro il Sassuolo, salvo poi perderlo (si spera) per le prossime due giornate di A, di cui una però con la Roma di Mourinho e Dybala. Ma con Chiesa ancora ai box, l’indisciplinato Kean squalificato e nessun altro attaccante a disposizione (salvo ripiegare sul giovanissimo Soulè), Allegri non aveva alternative. E dopo la quaterna presa dall’Atletico, andava assolutamente scongiurata un’altra figuraccia che si sarebbe tirata dietro una serie infinita di polemiche. Meglio quindi rischiare il Fideo e le inevitabili critiche in caso di infortunio.

Che puntuale è arrivato, riaprendo la discussione su preparazione atletica, allenamenti in genere e contributo medico che già aveva animato la precedente stagione, causa i troppi stop in rosa per ricorrenti problemi muscolari. Allegri li rintuzzerà come sempre, ma che alla Juve il problema esista è ormai evidente. E non lo si può nemmeno giustificare tirando in ballo gli infortunati degli altri club, perché sarebbe come nascondere la polvere sotto il materasso.