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Notte di addii, quella di lunedì scorso allo Stadium. Notte anche dell’ennesimo inciampo stagionale della squadra, rimontata di 2 gol da una meritevole Lazio. Solito copione: doppio vantaggio trovato con gli unici 2 tiri in porta del primo tempo, dopodiché difesa a oltranza, un unico tentativo su ripartenza nella ripresa, forze che vengono meno, pareggio della Lazio. Non c’è nulla da fare: questa squadra non è più in grado di gestire le situazioni di vantaggio. Lo si era visto già in finale di Coppa, se n’ è avuta la riconferma anche lunedì sera. Ma non ce n ‘era bisogno, lo si era capito da mesi. 

Però io dico: va bene che lunedì contava solo per la Lazio, ma la Juventus giocava in casa, con lo stadio pieno come ai tempi belli, tanta gente che era venuta lo stesso anche dopo la sconfitta di Coppa con l’Inter e nonostante la stagione deludente, possibile non si riesca a serrare i ranghi e regalare al proprio pubblico un congedo vittorioso? No, nemmeno quello. Per scarsa grinta, ma anche tanta, troppa mediocrità in campo.

Non mi stancherò mai di ripeterlo: in un campionato così folle come quello di quest’anno, la Juventus avrebbe potuto tranquillamente dire la sua. Se avesse avuto una rosa meno scarsa ma sopravvalutata dai media, e un tecnico con qualche idee in più rispetto ad un monotono cortomusismo mesozoico. 

Ci sarà tanto da lavorare per Massimiliano Allegri la prossima stagione, sulla proposta di gioco così come su muscoli (preparazione da rivedere, dopo i tanti stop muscolari) e testa dei giocatori. Quelli che resteranno, così come su  quelli che arriveranno. Altrimenti un terzo flop consecutivo non  sarebbe  così improbabile.

Capitolo saluti. Si sono congedati sia Chiellini che Dybala, ma la festa è stata apparecchiata dalla società solo per il primo. Coreografia, maglia con logo personalizzato, tanti amici. Per l’altro, praticamente nulla. E infatti Chiello ha dispensato sorrisi da salvadanaio per tutta la serata, Paolino ha pianto a dirotto. La fotografia perfetta di un uomo maturo e di un bimbo capriccioso.
Dybala ha capito tardi che non basta raccogliere il consenso tra i tifosi, bisogna anche sapersi muovere in società. Con la dirigenza, l’allenatore, lo spogliatoio. Come ha saputo fare Giorgio, il cui futuro sarà sicuramente ancora alla Juventus.  

Alla Juventus possiedono una  memoria da elefanti: non dimenticano il rifiuto categorico alla cessione di 2 estati fa che fece saltare l’acquisto di Lukaku, le strette di mano evitate col mister dopo tante sostituzioni, lo sguardo di sfida lanciato in tribuna a Nedved e Arrivabene, i festini a casa McKennie durante il covid  dopo aver fatto da testimonial per la lotta al virus con la Regione Piemonte, la richiesta monstre di 14 milioni per il rinnovo dopo la conquista dell’ultimo scudetto.

“Quando abbiamo deciso di non rinnovargli il contratto, abbiamo valutato il giocatore a 360 gradi, dentro e fuori dal campo” ha dichiarato di recente il vice presidente Nedved, con cui Dybala ha avuto non pochi scontri verbali mai riportati dalle cronache.

Chiellini si è guadagnato la festa d’addio con la sua serietà, Dybala se l’è persa per la sua superficialità, la convinzione di essere un top a prescindere e che tutto gli fosse dovuto. Alla Juventus, non è così. Anche se segni115 gol e fai 49 assist in 7 stagioni. Non gli saranno sufficienti nemmeno per entrare nella hall of fame dello Stadium, dove invece presto Chiellini avrà la sua stella.