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Forse qualcosa si muove, forse qualcuno sta iniziando per davvero a rileggere Calciopoli in una maniera diversa, meno dettata dal giustizialismo a tutti i costi e più attinente alla realtà. Uso l’avverbio dubitativo perché, per il momento, resta una speranza personale, anche se qualche fondamento per crederci c’è. Dopo infatti la sentenza d’appello, emessa lo scorso anno dal Tribunale di Milano per dirimere la querelle tra Moggi e Facchetti jr. sulla supposta diffamazione operata dal primo nei confronti del compianto Giacinto (all’epoca dei fatti, presidente dell’Inter) e conclusasi con l’assoluzione dell’ex dirigente juventino (“Facchetti faceva lobbing con gli arbitri” la motivazione che ha dato ragione a Moggi), adesso se n’è aggiunta un‘altra.

Quella decisa dalla Corte d’Appello del Tribunale Civile di Napoli, presso il quale si era rivolto l’ex patròn del Bologna Gazzoni Frascara con la richiesta di un risarcimento milionario (70 mln) alla Juventus per la retrocessione in B della sua ex squadra e, contemporaneamente, per il fallimento della sua ex società Victoria 2000, ai tempi socio unico della società felsinea. Richieste che i giudici civilisti  hanno respinto con una motivazione abbastanza clamorosa: la famigerata Cupola non ha influito su retrocessione e fallimento societario. Non solo, l’arbitro Pieri – accusato sempre da Gazzoni per la direzione della gara tra Bologna e Juve del 2005 – non favorì affatto la squadra bianconera. “Il Bologna – si legge nella sentenza – sarebbe retrocesso ugualmente”.

Sentenza, questa, che fa il paio pure con l'altra , emessa lo scorso anno dal Tribunale di Bologna, che decretò il fallimento della Victoria per la bancarotta fraudolenta attuata dai suoi soci. Questa di Napoli la rafforza, rilanciando pure sul regolare svolgimento del campionato 2004/05, come già avvenne nel 2012 in sede penale sempre a Napoli, sostenendo nel dispositivo della sentenza che “il risultato finale del campionato non venne alterato”. Ricapitolando: Moggi e Giraudo, complice la cattivona Juventus, non hanno volutamente fatto retrocedere il Bologna in B grazie al coinvolgimento attivo dei direttori di gara; non hanno determinato il fallimento della società di Gazzoni; non alterarono l’esito del campionato 2004/05 (l’unico finito sotto inchiesta); l’Inter faceva lobby con la categoria arbitrale attraverso il proprio presidente.

Tante sentenze interessanti, meritevoli di approfondimento anche da parte della giustizia sportiva, che invece nicchia, non esprime giudizi. Eppure si sta parlando del più grande scandalo della storia del calcio che rivoltò la Serie A e retrocedette la Juventus in B, sottraendole pure 2 titoli sportivi. Negli anni sono emersi poco per volta nuovi particolari, mai tali però da indurre la FIGC a riaprire il fascicolo, nonostante fosse stato proprio l’ex procuratore federale Palazzi a rivelarne aspetti inediti, tipo il coinvolgimento diretto dell’Inter, rimasta impunita grazie alla prescrizione. Esiste un articolo nell’ordinamento giuridico sportivo, il 39, che prevede la riapertura di un processo sportivo in presenza di elementi nuovi: dal 2006 ad oggi ne sono emersi parecchi, tutti meritevoli di considerazione e approfondimento. Meno per la Federazione, la quale preferisce non guardare, non vedere, non sentire.

Ma in via Allegri leggono i giornali? Sono connessi con la rete? Guardano le tv? Arrivano le notizie? Quando si parla di Calciopoli, la FIGC sembra non essere interessata, quasi non fosse materia che la riguardi. E quando, per caso, è chiamata ad esprimere un giudizio, spesso lo riduce a battuta. Tipo questa del neo presidente Gravina: “Non posso fermarmi a contare gli scudetti della Juve”. Gazzoni Frascara è stato uno dei principali accusatori della Juventus, eppure ogni tribunale al quale si è rivolto gli ha dato torto. Quello di Bologna lo ha pure condannato a 2 anni di reclusione (pena poi sospesa) e ovunque si è sentito ripetere che quel campionato 2004/05 si svolse in modo regolare. Non ci furono ammonizioni mirate nei confronti dei giocatori del Bologna, con lo scopo squalificarli per la gara successiva contro la Juve, e non ci fu un arbitraggio di parte in Bologna-Juventus.

Non mi sembrano osservazioni di poco conto, considerando che le pesanti accuse di Gazzoni vennero prese in considerazione dal tribunale federale ed ebbero il loro peso nella condanna della Juve. Ora dei giudici hanno ribadito che erano infondate, ma la Federazione si gira dall’altra parte. Oppure ripete il solito mantra: ci sono delle sentenze da rispettare. Certo, quelle vecchie. E quelle che stanno continuando ad uscire dai Tribunali, sempre sul medesimo argomento, non contano? Non rappresentano tessere importanti per la ricomposizione corretta del puzzle calciopolaro? Gravina ultimamente si è augurato di chiudere, una volta per tutte, la vicenda Calciopoli con una stretta di mano con Agnelli. Troppo comodo. Smetta, per favore, di indossare i panni lisi da Ponzio Pilato, già usati per 13 anni dai suoi predecessori, e faccia quello che finora nessuno in FIGC è riuscito ad essere: il coraggioso.