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Oltre a quelle di Icardi e Nainggolan, cacciati dall’Inter ma non ancora rivenduti causa richieste esorbitanti per i loro cartellini, in questa finestra di mercato estiva c’è un’altra storia paradossale che sta animando i notiziari sportivi: quella di Merith Demiral. Il giovane turco (21 anni all’anagrafe di Kocaeli, ndr) appena acquistato dalla Juventus e col trolley sempre appresso, perché – dicono - potrebbe lasciare subito Torino, destinazione Milano sponda Milan.

Chissà se questa storia sarà vera, però non passa giorno che su giornali e trasmissioni tv non si parli di questa fantomatica, quanto assurda, trattativa. Alimentata dallo spasmodico desiderio di Giampaolo di poter puntellare la propria difesa proprio col centrale turco. Lo vuole a tutti i costi, e Maldini e Boban stanno andando in pressing, sostenuti dalla grancassa mediatica, che ho come l’impressione spinga anch’essa affinché il giocatore vada a finire proprio al Milan. Mia sensazione personale, spero di sbagliarmi.

Quella di Demiral è una storia quasi simile a quella di Caldara, acquistato dalla Juventus tre anni fa dall’Atalanta, lasciato in prestito ai bergamaschi per 2 due stagioni eppoi, una volta approdato a Torino, rivenduto la scorsa estate al Milan per poter riprendere Bonucci. Un’operazione incomprensibile ai più e digerita dagli juventini solo dopo i ripetuti infortuni dell’ex atalantino. Caldara qualche problemino fisico lo aveva accusato già a Bergamo, Demiral è invece integro. Da tempo finito nel mirino di Paratici, il centrale difensivo dell’Alanyaspor è passato nel gennaio scorso – grazie ad una sinergia con la Juve - in prestito al Sassuolo, dove ha disputato un ottimo girone di ritorno in campionato. A giugno Il club emiliano lo ha riscattato in via definitiva per 9.5 mln, sapendo di avere già un compratore pronto ad acquistarglielo al doppio (18mln): la Juventus, appunto.

Con Chiellini spesso infortunato e Bonucci 32enne, il turco è un investimento mirato a rinforzare e, al tempo, ringiovanire la datata retroguardia bianconera. Un acquisto studiato e voluto. Per quale arcano motivo ora la Juventus dovrebbe disfarsene? Demiral non ha fatto però in tempo a firmare il suo nuovo contratto che si è ritrovato nuovamente sul mercato.  O, forse, ce lo hanno messo. Perché nonostante la corte spietata del Milan, il DS juventino Paratici ha subito creato un fuoco di sbarramento valutando 40 milioni il cartellino del turco. Un modo gentile per far capire ai possibili pretendenti che l’intenzione della Juve é appunto quella di tenersi il giocatore.

Al Milan, però, non l’hanno ancora capita, e sono tornati alla carica, ritenendo la cifra sparata dalla Juve uno scherzo. Peggio, una presa in giro, perché un cartellino non poteva essere lievitato in poche settimane da 18 a 40 milioni. Loro che hanno appena rivenduto al Monaco Andrè Silva per 30 milioni, dopo una opaca stagione al Siviglia (9 gol in Liga). Loro che valutano Suso 60 milioni. Sempre loro che ritengono Romagnoli senza prezzo, e come tale incedibile. Per la serie: ogni club è padrone di valutare i propri giocatori quanto gli pare, soprattutto se poi c’è in giro un fesso pronto a dargli i soldi richiesti. Ma dovrebbe valere per tutti, a Milano come a Torino.

Maldini e Boban non vogliono passare per sprovveduti, ed avrebbero (condizionale d’obbligo) respinto pure la proposta juventina di un prestito di Demiral con diritto di ricompra a favore del club bianconero. "Non formiamo giocatori a vantaggio della Juventus!” sarebbe stata la secca risposta. Al Milan Il giocatore lo vogliono a titolo definitivo, pagandolo quanto e come vorrebbero loro. Ovvero, poco e a rate. Pure alla Continassa non amano però farsi prendere per il naso.

Tra l’altro, conseguenza di cui nessuno tiene conto, se la Juventus cedesse ora Demiral, dovrebbe girare al Sassuolo parte della cifra incassata per la valorizzazione del giocatore. Conviene? Così come le converrebbe davvero rivenderlo al prezzo proposto dal Milan, intorno ai 25 mln, per ascrivere poi a bilancio una plusvalenza risicata? Trattativa illogica , sotto tutti i punti di vista. Ritengo che Paratici ne sia consapevole, a meno che non voglia farsi del male da solo, come capitò a Marotta quando decise di girare in prestito Higuain proprio al Milan, alle prese con la gogna della UEFA. Errare è umano, perseverare diabolico.