Adesso non resta che puntare tutto sulla Mayorga, ammesso che la giustizia statunitense ritenga fondate le sue nuove accuse e riapra il procedimento penale nei confronti di Cristiano Ronaldo. È la speranza alla quale si aggrappano tutti coloro i quali, fino a giovedì scorso, hanno sperato e tifato per la squalifica di CR7 in Champions League, ma la Uefa li ha purtroppo delusi: nessuno stop forzato per il portoghese, solo una multa di 20mila euro per la sua esultanza volgarotta al termine della sfida con l’Atletico. 

Giusto così, per senso di equità con quanto deciso nei confronti di Simeone, autore di un gesto analogo nella gara d’andata. 

Un criterio decisionale non condiviso, però, da chi ha coltivato fino alla fine aspettative diverse dal giurì di Nyon. Per il gusto di vedere penalizzata la Juventus, la nemica di sempre, mica Ronaldo! Anzi, Cristiano è diventato così strafottente e burino proprio da quando è alla Juve; prima era quello dei 5 Palloni d’Oro e della 5 Champions, il marziano, l’unico in grado di rivaleggiare con Messi. Adesso, a guardarlo bene, non è manco più forte come prima, segna meno, ed è diventato pure antipatico In sintesi: la Juve lo ha rovinato.

O forse era già in fase decadente prima, però nessuno se n’era accorto. Strano, considerato quanto sia alto il grado d’attenzione sul calcio da parte dell’opinione pubblica, ammaestrata alla cultura pallonara dai tanti docenti in materia di cui pullulano l’etere televisivo, quello radiofonico e il web. E quanto sia condizionabile il sentimento popolare lo sappiamo bene.

Per 8 giorni consecutivi si è detto e scritto di tutto sul gesto di Ronaldo: è stato peggiore di quello fatto dal Cholo; una vergogna assoluta; volutamente offensivo nei confronti dei tifosi avversari; diseducativo nei confronti dei bambini. 

Già, i bimbi.  Dopo la sconfitta a Marassi col Genoa, ho visto un video amatoriale girato da uno juventino al termine della gara: coglieva il momento in cui un gruppo di genoani si ammassava vicino al settore ospiti e si produceva in mimiche inequivocabili. Tra questi, si distingueva un padre con in spalla un bambino che avrà avuto 5/6 anni: lui faceva con entrambe le mani il dito medio agli avversari, e il pargolo lo imitava. 

Quando allenava la Juve, in una conferenza stampa Conte raccontò un episodio all’incirca analogo accaduto a Bologna: un papà che sputò addosso al pullman della Juve con il figlio sulle spalle. Per non parlare poi dei comportamenti deprecabili di tanti genitori sulle tribune dei campetti in cui giocano le squadre giovanili, nelle cui file militano i propri figli. 

Gli innumerevoli monsignor Della Casa proliferati in questi ultimi giorni su new&old media hanno sostenuto con forza la tesi del cattivo esempio dato da Ronaldo con quel gestaccio, campione di maleducazione anziché espressione positiva dei valori dello sport, quelli ormai dimenticati da gran parte della società civile, il cui imbarbarimento è evidente, a prescindere dalle reazioni più o meno urbane di CR7.  

Ronaldo e Simeone che mimano los huevos, Kessie e Biglia che si insultano in panchina (solo per citare esempi recenti); nessuno di loro  si è reso protagonista di comportamenti encomiabili, e infatti sono stati tutti multati. Chi dalla Uefa, chi dal proprio club.

Al contrario di coloro che portano allo stadio i propri figlioletti e si producono poi nelle encomiabili performance descritte sopra, quelli non si beccano mai nessuna sanzione e la volta dopo si comportano esattamente come quella prima. 

Sarei curioso di sapere come quei papà hanno commentato coi propri figli il gesto di Ronaldo, invocandone magari la squalifica. Perché in certe famiglie vige la regola che il becerume è sempre quello prodotto dagli altri, mai da se stessi. L’esempio ai loro figli lo dovrebbe dare Ronaldo, non loro che ne sono i genitori. E se ne convincono ancora di più guardando in tv o ascoltando in radio talune trasmissioni, promotrici appunto della tesi “Ronaldo pessimo esempio per i bambini”.

Che strano Paese, il nostro. Dove ci si accanisce di più nella continua caccia alle streghe e nel desiderare il male del prossimo, anziché nell’esaltazione del bello. Dove si spera di vedere squalificato un campione straordinario come Cristiano Ronaldo piuttosto che lustrarsi gli occhi nel vederlo giocare, come dovrebbe essere naturale per chi si spaccia per vero amante del calcio, o no?

Sfumata la squalifica, questi “cultori dei veri valori dello sport” tifano ora per la Mayorga, tornata alla carica con la storia dello stupro di cui sarebbe stata vittima  nel 2009 e per il cui silenzio Ronaldo ha pagato 375mila dollari. Il New York Times sostiene che quest’estate la Juventus non disputerà gare della International Cup in Usa proprio per evitare il possibile arresto del calciatore  nell’ambito dell’indagine riaperta a Las Vegas. Come sia possibile, non essendo stato aperto un nuovo processo e non esistendo alcun mandato d’arresto nei confronti del calciatore, i cronisti del NYT dovrebbero  spiegarcelo. Non solo non lo fanno, ma in Italia qualcuno gli si è subito messo in scia aprendo già un caso sulla decisione della Juve di disputare le partite in Cina. Il club l’ha motivata come scelta commerciale, con lo scopo di implementare il marketing bianconero in quella zona geografica. 

Gli crederanno? Non penso. Quindi, cari juventini, preparatevi: altro che squalificata, ora vogliono vedere CR7 in manette!