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Sembrava tutto apparecchiato, tutto fatto. Perché qualcuno (non di certo la silente Juventus) ci aveva fatto credere che fosse così: accordo col Salisburgo ad un passo, Haaland in arrivo già a gennaio alla Continassa, grazie anche ai buoni rapporti con Raiola, che fungeva da intermediario tra la famiglia del giocatore e la Juve. E invece lo spilungone norvegese, diventato improvvisamente il crack del mercato di gennaio da prendere al volo, è andato al Borussia Dortmund. Il più lesto a sfruttare la clausola da 20 milioni (manco 30, come ci avevano detto sempre quelli di cui sopra) e unico club disposto a versarrne altri 10 a papà Haaland, 15 a zio Mino e ben 6 all’anno di contratto al giocatore per i prossimi 4 anni. Troppi per la Juventus, battuta in ritirata

"Ma Agnelli non aveva detto che, d’ora in poi, si sarebbero andati ad acquistare i nuovi Ronaldo in erba?" si domandano i tifosi, perché questo avevano sentito dire nell’ultima assemblea degli azionisti dal loro Presidente. O avevano capito male? Il mancato arrivo del vichingo norvegese lascia l’amaro in bocca ai tifosi, ma fa pure capire bene come si muoverà la Juventus nel mercato di gennaio: interverrà sulla rosa nella proporzione in cui riuscirà a sfoltirla. Il che significa una cosa soltanto, molto chiara (e per molti indigesta): se non si vende, non si compra. Succedeva già con Moggi, quindi calma e sangue freddo. La ragione stavolta è quella che sta scritta nel prospetto per l’aumento di capitale, recapitato il mese scorso a soci ed azionisti: la “tensione finanziaria” sui conti societari. I soldi a disposizione non bastano, quindi c’è bisogno di nuovi capitali per coprire i debiti e far girare l’intera struttura del club. 
Le risorse per il mercato vanno quindi recuperate attraverso quelle cessioni che non state possibili ad agosto. Si tagliano gli esuberi, si acquistano altri giocatori. Ecco perché 40 milioni e rotti per Haalland, più i soldi che il ragazzone voleva per sè, non era possibile spenderli ora, con un monte-ingaggi che supera già i 320 milioni di euro. Poi però uno si domanda perché monsieur Rabiot possa percepire 7 milioni di ingaggio netti e Haaland non ne può prendere 6. Probabilmente Paratici ci risponderebbe che il francese è arrivato a zero mentre per lo scandinavo bisognava spenderne altri 45, tra cartellino e commissioni varie. Controreplica: però i 10 milioni di oneri versati a mamma Rabiot, i 16 al procuratore di Can e i 10 a quello di Ramsey, e ancora i 10.5  proprio a Raiola per De Ligt (l’unico non arrivato a zero) andavano bene? Forse qualcosa mi sfugge, oppure la situazione finanziaria alla Juventus è talmente “tesa” da non potersi permettere di spenderne 25 per Haaland (gli stessi versati, ancora a Raiola, per Pogba). 

Per poter dare un’aggiustatina alla rosa col maquillage di gennaio sarà quindi necessario, fondamentale, imprescindibile fare cassa. Oppure puntare su prestiti secchi con eventuali riscatti (a rate) a giugno; in alternativa, scambi vantaggiosi – tipo Can per Paredes (ma non alle condizioni di Leonardo)  o (perché no?) Can/ Vidal (sempre che Arturo non si sia già promesso a Conte) – o andare sui soliti parametri zero (Giroud? Williams?) da portare via con pochi milioni per poi accontentare i giocatori con lauti compensi. Come detto, però, il monte-ingaggi ha già superato il limite consentito (altrimenti Haaland domenica avrebbe firmato alla Continassa). E con chi potrebbe/dovrebbe fare cassa Paratici? Con Perin e Pjaca, entrambi destinati al prestito secco e vendita (si spera) a giugno, con appunto Can ormai già scaricato da mesi, con Rugani – che col rientro in rosa di Chiellini perderà il posto in lista Champions – e, forse, con Bernardeschi. Perché i 5.5 milioni incassati con Mandzukic, col parallelo risparmio dei 6 milioni di stipendio del croato, sono stati poco meno di una boccata d’ossigeno presa da un finestrino leggermente aperto. Più che il Direttore dell’area sportiva, il mercato di gennaio alla Juve lo farà il commercialista.