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Un professionista. Questo dice di essere Antonio Conte e, personalmente, avvallo questa sua definizione: lui è uno che può anche aver indossato per 13 anni la maglia e la fascia di capitano di una squadra, averla pure allenata per altri 3, avere la propria stella scolpita nella Hall of Fame dello JuveStadium e non provare alcuno scrupolo ad allenare qualsiasi altra squadra del mondo e diventarne  pure il primo tifoso. Come deve fare,appunto, un professionista.
Del resto, cari juventini and juventine, lui il suo avviso ai naviganti lo lanciò – durante una conferenza stampa - proprio quando sedeva ancora sulla panchina della Juventus: “Qualcuno qui – disse - non ha ancora capito che ora  sto allenando la Juventus e do tutto per questo club, se un domani passassi all’Inter darei tutto e tiferei per l’Inter. Questo deve essere chiaro”. Quindi adesso, di cosa ci stupiamo? Lo aveva anticipato in tempi non sospetti e lo sta mettendo in pratica ora, che l’Inter è andata ad allenarla per davvero.

Poi, può anche non saltare al coro “chi non salta bianconero è”  tanto lui juventino non lo è più. E la sua impermeabilità a tutte le provocazioni  per provare a fargli dire qualcosa contro la Juve non poteva durare a lungo. Perché l’uomo non cambia, e resta quello che conosciamo: sanguigno, fumantino e permaloso. Ha resistito già per un paio di mesi, sforzo sovrumano  per uno come lui, ma prima o poi il suo carattere vero doveva venire fuori , e così è stato. 

Dopo la gara di Firenze, Sarri si è lamentato di aver giocato questa partita alle 15 senza nemmeno nominare l’Inter, ma a Conte è stato sufficiente anche solo permettersi di ipotizzare un favoritismo verso chi ha giocato alle 20.45 per provare un sussulto, una scarica di fastidio verso chi lo poteva aver pensato e, indirettamente, nei confronti del club dal quale - nell’estate del 2016 - se ne andò sbattendo la porta al 2° giorno di ritiro, e dove il presidente Andrea Agnelli non lo ha più rivoluto. “Non  mi voglio mettere a dire nulla – ha commentato ,visibilmente piccato – altrimenti facciamo i bilanci e gli stati patrimoniali…qualcuno deve solo stare tranquillo perché sta dalla parte forte”.

Giorni fa, proprio per giustificare il suo non saltellare al coro antiJuve, tenne a specificare di avere già fatto propria  “la storia e lo spirito dell’Inter” e con la sua replica a Sarri ha confermato quanto sia in stato avanzato il proprio processo di identificazione nel club italiano col più alto tasso di rivalità nei confronti della Juventus. L’argomento del “potere forte”, e dell’uso che secondo la vulgata interista  ne farebbero quelli di Torino, è un vecchio adagio nerazzurro fin dai tempi di Moratti padre e sfruttato poi alla grande per decenni da Moratti figlio . A quanto pare, Conte ha già assorbito alcuni concetti interisti sulla juventinità ed inizia a declinarli , nel duplice tentativo di innervosire il nemico e arruffianarsi la tifoseria del biscione. 

Quella tifoseria che, a proposito di “parte forte” e solidità finanziaria, quando Suning acquistò il club nerazzurro, andava  sbandierando il fatturato della ditta di elettrodomestici cinese come l’atout in grado finalmente di contrastare il potere degli Agnelli (la cui sola FCA fattura 110 miliardi, contro i 30mld di dollari della Suning). Non a caso proprio Conte, coi suoi 11 milioni di euro annui, è l’allenatore più pagato della Serie A, sempre a proposito di “parte forte” e alta finanza. 

Siamo comunque solo alle prime schermaglie, mi aspetto di peggio se – come pare – l’Inter contenderà  punto su punto questo scudetto alla Juventus. Quella che però non voglio perdermi sarà la risposta di Conte sul numero degli scudetti della Juventus. Perché prima o poi qualcuno glielo chiederà, spero.
Piccolo flashback prima di chiudere. Esordio della Juve di Conte allo JuveStadium nel 2011. La Juventus batte il Parma 4-0 ma Antonio è furibondo con l’arbitraggio, definito in quell’occasione “poco in forma”. 

Terza giornata del campionato in corso, l’Inter di Conte affronta in casa l’Udinese e vince 1-0, grazie anche alla superiorità numerica: ai friulani è stato infatti , e giustamente, espulso De Paul per un ceffone assestato a Candreva, che era andato però a provocarlo mettendogli un dito in faccia. Ma Candreva non è stato nemmeno ammonito. Poco prima Barella, per una bruttissima entrata sempre su De Paul, anziché il rosso si era preso un semplice giallo. Commento di Conte? Nessuno. Avrà ritenuto Mariani in perfetta forma.

I punti di vista sulle decisioni arbitrali, da Torino a Milano, possono anche cambiare. Come quelli sulle “parti forti”.