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Mi piace parlare di calcio e non di politica, anche se ne ho scritto per quasi vent’anni, però adesso è quasi impossibile non farlo. Perché il gioco del pallone è diventata questione prettamente politica, e non si può restare silenti di fronte all’incapacità e farraginostà di chi sta gestendo, e pure molto male, la situazione. Incapacità di chi sta al Governo, incapacità di chi siede in Federazione. 

L’emergenza covid è scattata in Italia il 10 marzo scorso: da quel giorno non si è fatto che discutere sul come e quando far ripartire i campionati. Dieci settimane abbondanti di dibattito, oserei dire inutile, perché ad oltre metà maggio non è stata ancora presa una decisione. Ovvero, se riprendere almeno la Serie A oppure chiudere tutto, come avvenuto già in Francia, Olanda e Belgio. Soluzione, questa seconda, scartata fin dall’inizio da Lega e FIGC, anche quando di coronavirus morivano a migliaia. 

“Non sarò io il becchino del calcio!” ha ripetuto più volte il presidente federale Gravina, ad oggi non ancora in grado di garantire se il campionato ricomincerà. Mentre il ministro dello sport ma contro il calcio Spadafora chiuderebbe tutto già domani, nonostante finga di essere disposto ad un compromesso pur di consentire anche alla quarta industria del Paese di rimettersi in moto. Alla pari di tutto gli altri settori produttivi post lockdown.  L’impressione, dall’esterno, è che una parte dell’attuale esecutivo abbia come un conto in sospeso col calcio, e glielo stia facendo pagare. Quasi una vendetta da consumare.

Il confronto tra Governo e Federazione va avanti infatti da oltre 2 mesi e solo dopo riscritture infinite è stato trovato un punto d’incontro sulla redazione del famoso “protocollo tecnico/scientifico” da far adottare a tutte le squadre, appunto per l’incapacità di chi sta seduto al tavolo. Gente che si è accorta solo due giorni prima dal possibile avvio degli allenamenti collettivi (poi rinviati) dell’impossibilità da parte di tutti i club – Juventus esclusa – di organizzare ritiri chiusi per giocatori e staff tecnici, in quanto sprovvisti di strutture idonee per poterli  fare.

Non sapendo come ovviare, la brillante FIGC è stata costretta ad annullare l’inizio della Serie A fissato per il 13 giugno, non escludendo però del tutto che possa anche riniziare il 14, ma navighiamo sempre nel comico mondo delle ipotesi. Alla fine, per consentire alle squadre di allenarsi di nuovo in gruppo a partire da subito, hanno fatto che eliminare dal protocollo ritiri e quarantene obbligatorie per le  intere rose in caso di contagio. Classica soluzione all’italiana. Spiegatemi adesso a cos’è servito scannarsi prima e consentire il via libera 48 ore dopo.
Totale mancanza di idee. Tutto il contrario della tanto vituperata e matrigna Germania (solo perché i tedeschi parlano male di noi, a ragione), dove la Bundesliga è già ripartita. A giugno accadrà pure in Inghilterra, in Spagna, anche in Turchia.  L’Italia è l’unica a non sapere ancora cosa fare, camuffando l’inadeguatezza della propria classe dirigente nel prendere decisioni , insieme all’incapacità di assumersi delle responsabilità, in una maggiore e più sofistica forma di precauzione. E c’è pure chi riesce a crederci.

In tutto questo marasma, Gravina non molla, e pur di riuscire ad accontentare Lotito e quei presidenti non disponibili a fare sconti alle televisioni sui diritti-tv è tornato a riproporre la soluzione playoff e playout per stabilire squadra campione e retrocessioni. Ipotesi già vagliata e scartata a marzo, ora ripescata pur di scongiurare la possibile chiusura della Serie A. Scartando a priori l’assegnazione a tavolino dello scudetto, “tanto Agnelli ha già detto di non volerlo” è la cantilena ripetuta senza soluzione di continuità da Gravina, terrorizzato dall ‘idea di doverlo mai dare alla Juve.

Finora Agnelli sull’argomento non si è mai espresso, ha solo messo dei like a dei tweet di tifosi juventini pubblicati sui social. In pubblico si è limitato a dichiarare di essere favorevole alla ripresa del torneo. 

Ecco, adesso però sarebbe quanto mai opportuno da parte di Andrea tornare a parlare, manifestando chiaramente la propria contrarietà ai playoff. Proprio come fece, un mese fa, anche Lotito. E aggiungerei pure, giustamente. Perché, come ho già scritto e ripetuto più volte, non si cambiano in corsa le regole di un torneo, anche se per la FIGC non si tratterebbe della prima volta. O Gravina è in grado di far ripartire la Serie A disputando le partite rimaste, oppure si arrenda e la archivi, preoccupandosi di organizzare per bene la stagione ventura, magari avviando quelle riforme sempre auspicate ma mai attuate. A cominciare dal format del campionato, perché una Serie A a 20 squadre è ormai insostenibile. Abbandoni però l’idea di chiudere l’attuale stagione coi playoff, anche per un senso di giustizia ed equità. In caso contrario, Agnelli si rifiuti di giocarli. Piuttosto mandi in campo la Under 23, o la Primavera. Tanto questo campionato, se lo si riprenderà, lo si farà solo affinché possa non vincerlo ancora una volta la Juventus.