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Per curiosità  sono andato sul sito della Federazione Giuoco Calcio a cercare un articolo in ricordo di Pietro Anastasi. Scorrendo l’intera homepage vi  confesso che ho fatto difficoltà a trovarlo. 

Nella Gallery d’apertura ho trovato infatti, in bella evidenza, le notizie della prossima amichevole degli azzurrini under 16 col Qatar che verrà trasmessa in diretta, quella sulle borse di studio in MasterEsports (cosa sono? Boh), le convocazioni Azzurre per la gara con la Svezia. Campeggia  pure una bella foto della sede della Federazione sfoggiante il nuovo look, ma di Anastasi manco l’ombra. 

Scorrendo il sito ho trovato pure gli auguri a Claudio Marchisio per il suo compleanno, tutte le news sui campionati giovanili, quelli femminili, le selezioni per entrare a far parte della Nazionale Tim Vision, i corsi per march-analyst, eppoi – finalmente – ma quasi in fondo, la notizia della bandiera a mezza asta (a Roma e a Coverciano) in onore di Pietro. Se ci clicchi sopra e vai su quella pagina, trovi anche il comunicato nel quale si comunica che Anastasi verrà ricordato,col lutto al braccio dei giocatori, nel test-match del 27 marzo a Wembley della nostra Nazionale maggiore, e ancora in una gara delle Leggende Azzurre in data da destinarsi.

Pietro è mancato nella giornata di sabato scorso, a Varese, dopo aver autorizzato i medici a somministrargli la morfina e mettere fine alle sofferenze dovute alla Sla. E’ spirato nel pomeriggio, mano nella mano coi figli e la moglie. Ha affrontato la morte con estremo coraggio, senza paura, guardandola in faccia. Così come affrontava a muso duro quelli che al Nord gli gridavano “terrone!”  all’epoca in cui, per alcuni (i soliti ebeti di ogni generazione)  essere meridionale era una colpa.

Anastasi è stato un mito degli Anni 60/70, la sua figurina Panini apparteneva alla categoria delle “rare”, difficili da trovare nelle bustine. Rientrava nel novero dei giocatori famosi  del tempo, alla pari di Riva, Mazzola, Rivera, Bonisegna, Facchetti, De Sisti, era un top-player di quel periodo storico. Un bomber, con oltre 100 reti all’attivo in Serie A, e 25 presenze in nazionale corredate da altri 8 gol. Proprio grazie ad uno di questi, tra l’altro bellissimo ed acrobatico, l’Italia vinse il finora suo unico titolo europeo per nazioni. 

Nonostante tutto questo, la Federazione non è stata in grado di organizzare lo scorso week-end un minuto di raccoglimento in suo ricordo, di tributare un omaggio (dovuto) ad un pezzo importante di storia del nostro calcio.

Motivazione: non c’è stato il tempo per comunicarlo a tutti i club. La scusa più farlocca che si potesse trovare nell’epoca in cui la comunicazione viaggia a velocità supersonica  su Internet  e basta un messaggio inviato con whatapp per raggiungere chiunque in ogni parte del globo. A meno che in via Allegri la fibra non sia ancora arrivata e si comunichi coi piccioni viaggiatori. 

Eppoi, perché Anastasi, un prodotto nostro, uno di noi, dovrà essere ricordato a Wembley, in casa degli inglesi, i quali magari manco si ricordano chi sia? Perché non alla prima amichevole interna della nostra Nazionale, nel suo Paese, dove tanti hanno avuto modo di vederlo giocare e di ricordarlo ancora. Perché no, all’esordio della Nazionale proprio nel torneo continentale, a Roma? Dove un padre può spiegare al figlio chi è stato Pietro Anastasi. A lui, si legge sempre nell’articolo pubblicato sul sito federale, verrà dedicata pure una partita delle Leggende Azzurre, una partita che chissà quanti avranno il tempo e la voglia di andare a vedere, sicuramente pochi.

Come si dice in questi casi, la toppa è stata peggio del buco. Un buco che è una voragine.
Spiace purtroppo constatare, a noi juventini, che nonostante passino gli anni, e in Federazione si avvicendino dirigenti e presidenti, la FIGC toppi sempre quando c’è di mezzo qualcosa che riguardi in qualche modo la Juventus. Sarà un caso, una fatalità, ma accade con matematica frequenza. Peccato. Ero convinto che Anastasi fosse, come tanti altri ex campioni suoi coetanei, un patrimonio del calcio nazionale e , in automatico, la Federazione gli tributasse quei 60 secondi di ricordo su tutti i campi. Com’era naturale che fosse. 

Lo farà, con ritardo e in terra straniera, solo perché in tanti gli hanno fatto notare che non si fa così.