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    Ciao Gianni, eri l'ultima colonna che reggeva il tempio sacro dello sport a misura d'uomo

    Ciao Gianni, eri l'ultima colonna che reggeva il tempio sacro dello sport a misura d'uomo

    • Marco Bernardini
      Marco Bernardini
    Il dolore, profondo, si stempera in una nuvola di tenerezza infinita. Una lacrima e un sorriso, insieme. E’ ciò che riesco a manifestare osservando il volto di “me amis” Gianni Minà immaginandolo, ora, nella sua bella casa romana di Monte Mario fatalmente immobile come mai era riuscito a stare nel corso della sua intera esistenza regolata dal battere di un metronomo folle come lui che, però, non era per nulla pazzo. Onesto, pulito e puntuale. Per questo veniva considerato esagerato e border line dai guardiani del Sistema. Quelli che lui definiva i poteri forti e contro i quali ingaggiò una lotta continua pagandone prezzi talvolta molto alti ma uscendo, alla fine, sempre vincitore specialmente morale. 

    Il suo inizio professionale è esemplare, sotto questo aspetto. Parti, ragazzino, come corrispondente da Roma per “Tuttosport”. Erano gli anni in cui un quotidiano sportivo non ammetteva distrazioni generaliste o invasioni da altri campi che non fossero quelli dell’agone. Contavano i risultati e l’uomo veniva dopo. Esattamente il contrario di ciò che pensava il giovane Minà al quale piaceva raccontare quel che stava dietro una qualunque impresa. Come tutti i geni incompresi venne liquidato come pedina inutile. Soffrì ma non mollò mai e divenne padrone di se stesso migrando prima in Messico e poi negli Stati Uniti dove trovava mille storie da raccontare il cui senso, finalmente e poco alla volta, vennero capite anche dai padroni del tempio sportivo che, come ogni altra cosa stava mutando. 

    Anticipatore raffinato e popolare allo stesso tempo, Gianni Minà si riprese con gli interessi tutto ciò che gli era stato negato per conclamata miopia e divenne lui la stella polare per quel giornalismo a tutto tondo che sapeva dosare con l’abilità del consumato alchimista gli elementi più diversi tra loro. Lo sport con la musica, con il cinema e il teatro, con la scienza e persino con la politica. Una formula magica vincente che in tanti tentarono poi di scopiazzare senza riuscire manco ad avvicinarsi al modello originale. Da quel punto in avanti, ed è la storia degli ultimi venti anni almeno, Gianni Minà smise di essere un semplice nome e cognome per proporsi come un’autentica griffe a livello internazionale. 

    Gira quella che potrebbe sembrare una battuta: “Chi sono mai nella fotografia quelle persone che stanno insieme con Gianni Minà?”. Ebbene “quelle persone” erano e sono Mohammed Alì, i Beatles, Robert De Niro, Al Pacino, Mina Mazzini, Shel Shapiro, Massimo Troisi, Roberto  Benigni, Fidel Castro e Che Guevara. L’avanguardia di un fantastico esercito di personaggi ma soprattutto di persone che di Gianni sono state amiche sul serio e che ora, in piedi, lo omaggiano co una standing ovation meritata. Lui, l’ultima colonna di un tempio che non esiste più. Tutto ciò mentre l lassù, in via Cortina d’Ampezzo a Monte Mario, Loredana la dolce compagna di Gianni ascolta per l’ennesima volta la voce registrata di Diego Armando Maradona che telefona al suo grande amico prima di morire. Sono nuovamente insieme. 
     

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