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Il grande perdente, ovvero Mauricio Pochettino, uno che in carriera nulla ha vinto e nulla vincerà, si sta specializzando nel “Var dell’ultimo secondo”. Anche questa volta, come nella semifinale di ritorno di Champions League contro il Manchester City, la stagione scorsa, quando a tempo scaduto venne annullato un gol che avrebbe qualificato Guardiola, la scena si è ripetuta. Gol di Gabriel Jesus, con tiro a giro dopo calcio d’angolo, esultanza totale, il Kun Aguero che aveva polemizzato con Guardiola al momento della sostituzione, si pente e abbraccia l’allenatore, il pubblico è in visibilio, i giocatori fanno un mucchio festante. Ma l’arbitro Oliver, quello di Real Madrid-Juventus 1-3, viene richiamato dal Var che gli segnala un molto eventuale tocco di Laporte con il braccio e il gol viene annullato. Così il City, che avrebbe meritato di vincere 5-2, perde due punti sacrosanti e si deve accontentare di un pareggio (2-2) sommamente ingiusto.

Guardiola, che è un grande allenatore, questa volta è causa del suo male. Sostituire Aguero con Gabriel Jesus era legittimo, ma Sterling stava facendo meno e peggio. Togliere Rodrigo (detto Rodri) è una scelta da correlare alla fatica, ma dal momento in cui è entrato David Silva la squadra, già lunga, ha cominciato a cercare le punte con i lanci prevedibili, abbandonando il fraseggio. Alla fine avvicendare Bernardo con Mahrez poteva essere logico, peccato che l’algerino, posizionato a destra, faccia sempre il solito movimento e ogni difensore lo capisce in anticipo.

Guardiola, dunque, ha sbagliato i cambi? 
Indegno come sono di sciogliergli anche i legacci dei suoi calzari (citazione evangelica), non arrivo a dire tanto, ma il sospetto ce l’ho. Poi che Aguero si sia macchiato di un comportamento inaccettabile litigando con il suo allenatore è fuor di dubbio, ma in un finale in cui dentro l’area servivano i brevilinei dal morso ferino lui sarebbe stato più utile di Sterling.

La partita è stata a senso unico. Il Tottenham non è mai esistito e in un calcio più giusto sarebbe finito travolto. Se non è accaduto è perché i calciatori del City dal 48’ al 53’ non sono risuciti a concretizzare ben cinque occasioni: Zinchenko tiro deviato, De Bruyne fuori, Aguero alto, Bernardo parato, Sterling anticipato. Se a questo aggiungiamo una traversa (Bernardo) e un rigore, nel primo tempo, incomprensibilmente ignorato da Oliver e dal Var (Lamela che affonda Rodrigo), il quadro è completo. Il Tottenham ha colpito quando ha superato la metacampo. La prima volta con un tiro di Lamela sul quale hanno dormito Laporte (che non è uscito a chiudere) e il portiere Ederson. La seconda su calcio d’angolo (sempre Lamela) con Walker che non ha badato ad anticipare Lucas Moura, entrato dieci secondi prima al posto di Winks.

Due episodi slegati da un contesto in cui ha dominato sempre il City, palla bassa, fraseggi continui, sfruttamento dell’ampiezza del campo. La squadra di Guardiola deve ringraziare De Bruyne per gli assist a Sterling (gol di testa) e Aguero (gol di destro). Tuttavia il belga, oltre a perdere lucidità e quindi palloni sulla lunga distanza, ha cercato pervicacemente il gol sia nel finale del tempo che all’inizio di ripresa, quando sarebbe stato utile, e semplice, servire compagni meglio piazzati. Strano, ma anche questo ha pesato.

Il Manchester City resta di gran lunga la migliore squadra della Premier. Per fermarla serve tanta fortuna (Pochettino l’ha avuta) e un uso del Var che in Italia scatenerebbe la gogna mediatica. Invece Guardiola, una vollta ricomposto il rapporto con Aguero, proseguirà con la valenza del gioco sulla schiavitù del risultato. Alla fine, come quasi sempre, arriveranno entrambi.