Rocco Commisso non poteva cominciare peggio. La conferma di Vincenzo Montella è il modo migliore per allontanare Federico Chiesa dalla Fiorentina. Quale progetto tecnico può avere una squadra che si riaffida all’allenatore con il quale ha collezionato la bellezza di due punti nelle ultime sette partite, salvandosi all’ultima tra la rabbia diffusa della propria tifoseria? Quale gradimento può fornire un giocatore al tecnico che l’ha impiegato anche da seconda punta, ruolo che non gli appartiene e non gli apparterrà mai?



Si fa presto a dire: Chiesa vuole la Juve, facendo così ricadere la responsabilità sul giocatore. Ma dalla sua cessione Commisso ricaverebbe o no una cifra vicina ai settanta milioni? Personalmente credo che in faccende del genere bisognerebbe essere rispettosi e realisti. Se la Fiorentina vuole cambiare rotta (si è salvata all’ultima giornata) e raggiungere in fretta risultati significativi (il ritorno in Europa), avrebbe dovuto ingaggiare un allenatore diverso da Montella che nelle ultime due stagioni ha subito altrettanti esoneri (l’anno scorso prima al Milan e poi al Siviglia) e avrebbe meritato il terzo se i Della Valle non gli avessero fatto un contratto oneroso fino al 2021.

Ecco, la prima sensazione non esattamente positiva è che Commisso abbia guardato a quanto gli sarebbe costato liquidare l’allenatore attuale e prenderne un altro più bravo e titolato, mettiamo Spalletti o, se si voleva spendere meno, Gattuso. Se così è andata, e ci sono poche ragioni per dubitarne, è credibile che la strana coppia possa far recedere Chiesa dalle sue intenzioni?

E, soprattutto, lo si vuole davvero o è la solita messinscena ad uso dei tifosi che dovrebbero credere all’infedeltà di Chiesa e non alla voracità del neo-patron? Intendiamoci, Commisso ha tutto il diritto di vendere Chiesa o di trattenerlo. Nel primo caso perché settanta milioni sono tanti e nessuno te li garantisce anche fra un anno o due. Nel secondo perché Chiesa è sotto contratto e quindi non può lasciare la Fiorentina se il club non vuole venderlo.

Ma nel caso specifico la necessità è quella di “convincere” Chiesa a rinunciare alla Juve, cioè ad un club che gli assicurerebbe un contratto da cinque milioni di euro netti l’anno per cinque anni, con la quale lotterebbe per lo scudetto e giocherebbe in Champions League. Davvero Commisso pensa che basti un intervento dell’ottimo e sempre presente Giancarlo Antognoni presso il padre o una telefonata di Montella per fargli cambiare idea? 

E anche ammesso che il ragazzo sia tormentato dal dubbio, è davvero pensabile che sia Montella l’uomo fondamentale per fargli prendere la decisione “giusta”? Io penso che nella fattispecie bisognerebbe essere tutti un po’ meno ipocriti, anche se il termine è forte. Chiesa vuole andare, la Fiorentina con settanta milioni si può finanziare il mercato e Montella continuerebbe a fare l’allenatore perché nessuno ha voglia di pagarne due.

Naturalmente non so quali sviluppi avrà questa vicenda e come finirà. Ma ricominciare da Montella, se non è un errore, è almeno un sintomo: nemmeno Commisso è tornato in Italia per buttare i soldi e prima di rinunciare a quelli che può portare la cessione di Chiesa vorrà pensarci bene. Perché un conto sono i proclami (“Chiesa resta”), un conto sono i bilanci. Meglio un conflitto con un giocatore piuttosto che con i numeri. Uno passa, gli altri restano.