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Maurizio Sarri potrebbe mai allenare la Juve?

E se sì, come credo, riuscirebbe a vincere quanto Massimiliano Allegri?

Le domande sono meno oziose di quel che sembrano nei giorni in cui la Juve sta cercando un nuovo allenatore - sempre che non l’abbia già trovato e noi tutti si sia di fronte ad una prevedibile manfrina - e il nome dell’ex tecnico del Napoli, ora al Chelsea prossimamente impegnato nella finale di Europa League, ricorre con una frequenza non propriamente casuale.

In casi del genere due sono le possibilità: o il nome viene fatto per essere bruciato o, al contrario, lo si pronuncia perché è effettivamente papabile. 

La mia opinione è che sia credibile per almeno due buoni motivi. Il primo è che in questi ultimi  anni Sarri è stato l’antagonista più credbile di Allegri nella lotta per lo scudetto. Il secondo: è che il suo Napoli, molto più del Chelsea attuale, rappresentava un modello di gioco cui aspirare.

Naturalmente la grande domanda (o la grande incognita) è se Sarri saprebbe coniugare spettacolo e risultati sedendo sulla panchina di un club come la Juve. Di più: riuscirebbe a farlo con i giocatori che Allegri utilizzerà fino alla prossima domenica e con quelli che arriveranno, da Ramsey a (probabilmente) Chiesa?

La mia risposta, che spero articolata, è sì. La rosa della Juve, infatti, è di gran lunga più vasta e più varia sia di quella che Sarri aveva a Napoli, sia di quella attuale al Chelsea.

Obiezione dal fondo: Sarri a Napoli giocava sempre con i soliti dodici o tredici giocatori e, non facendo mai il turnover, ha puntato tutto sul campionato.

Vero, ma a Londra la musica è cambiata. Non solo Sarri ha imparato a fare il turnover, ma con esso ha centrato anche due finali (Coppa di Lega e Europa League) oltre al terzo posto in Premier.
E’ probabile, dunque, che Sarri con giocatori all’altezza sia in grado realizzare un gioco sfavillante e contemporaneamente cogliere risultati che, fino alla prossima finale di Europa League, non ha mai prodotto. Certo, una vittoria in campo internazionale prima ancora di un titolo nazionale, toglierebbe argomenti a quelli che certamente in modo frettoloso hanno appiccicato a Sarri l’etichetta del perdente.    

Si dice: Sarri con il Chelsea ha smarrito più di qualche peculiarità del suo gioco, il possesso palla è sterile e noioso, i meccanismi sono più laboriosi, la manovra meno veloce e precisa. Anche questo in parte è vero, l’ho rilevato anch’io nell’esaminare alcune partite della Premier e dell’Europa League. Il paradosso è che, giocando un po’ meno bene, Sarri è riuscito a centrare traguardi che, per esempio, Antonio Conte ha fallito nell’ultima stagione londinese (la Champions League). Il bello è che se cala la qualità del gioco “sarriano” lo si critica, se invece Allegri vince giocando male lo si benedice dandogli la patente di prammatico.

Naturalmente, se anche le ragioni tecnico-tattiche fossero tutte dalla parte di Sarri, non mancherebbe chi eccepirebbe sullo stile, la tuta in panchina, il bocchino o il mozzicone di sigaretta (spento) tra le labbra per tutta la durata della partita. Mi sembra un dettaglio senza nessuna importanza. Detto che spesso, in panchina e con la tuta, ci vanno anche Klopp e Pochettino (gli allenatori desiderati dalla maggioranza dei tifosi juventini per il solo fatto che con le loro squadre hanno conquistato la finale di Champions), sono del tutto convinto che sia di gran lunga preferibile un tecnico-lavoratore ad un tecnico-indossatore.

Piuttosto mi chiedo se Sarri sia adatto a gestire Cristiano Ronaldo, Mandzukic, Douglas Costa, Dybala. In questi anni, inclusi gli ultimi mesi, è stato bravissimo con Higuain (che, tra l’altro, tornerà in bianconero almeno per il periodo di mercato), ma nessuno può dimenticare quando Kepa, portiere del Chelsea, rifiutò di uscire dal campo nella finale di Coppa di Lega e Sarri perse la testa,  accennando anche all’abbandono della panchina. 

Ecco, casomai, sono episodi come questo a seminare qualche perplessità perché la gestione di uno spogliatoio di grande personalità è, a volte, addirittura più importante di come si vuol fare giocare la propria squadra. In questo caso la Juve.