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Ho scritto qualche giorno fa dell’innato masochismo che colpisce l’Inter in momenti in cui tutto sembra filare liscio. E’ davvero incredibile e inspiegabile. Conte pensava fosse più facile estirpare questa “pazzia” da Appiano Gentile. Conte voleva rendere l’Inter “normale”, voleva toglierla dall’Arkham Asylum di Gotham e renderla libera dalla propria schiavitù mentale. Si perché di questo si tratta. Una squadra anomala. Forse l’errore è stato non solo quello di sottovalutare il “problema” ma, soprattutto, quello di non assecondarlo rendendolo un punto di forza. Forse la soluzione non si trovava nel “guarire” l’Inter ma di rendere la sua “pazzia” speciale, la forza della squadra e dell’ambiente.

Conte è bravo, anzi bravissimo. L’ex tecnico della Nazionale è uno dei migliori allenatori in circolazione e i suoi 12 milioni l’anno, che oggi sono sulla bocca di tutti e vanno molto di moda, sono sicuramente ben spesi, ma qualche errore lo commette pure lui, non solo sui cambi (quelli li sbagliano spesso tutti). L’Inter è questa, l’Inter è pazza e la sua pazzia deve essere assecondata per portarla ad essere utile per un bene superiore: la vittoria. L’Inter del Triplete ha vinto tutto senza perdere la sua identità o la sua follia. Detto questo però Conte ha ragione su molte cose. Non si può buttare via sempre un risultato acquisito. Contro il Sassuolo è stata un “suicidio” sportivo da non ripetere per nessuna ragione.

Conte ha ammonito i suoi, li ha richiamati all’attenzione, avrà sicuramente dato degli input in situazioni simili future ma 7 giorni (7!!!) dopo i suoi lo hanno ripagato ricascandoci, di nuovo, quando stavolta sembrava davvero impossibile. Ma l’Inter rende l’impossibile possibilissimo sia nel bene (ultimamente poco) sia nel male. Capita allora che sull’1-0 in casa contro il Bologna in 10 i nerazzurri decidano di scrivere la sceneggiatura di un film drammatico (per noi): rigore, Lukaku fa il troppo buono cede il penalty a Lautaro, che non segna nemmeno con le mani in questo periodo, dandogli pure un bacino sulla testa. Romelu (che per me è un top top) lascia a casa la cattiveria, la voglia di segnare e avvicinare Ronaldo in classifica cannonieri, la ferocia per la voglia di vittoria per consolare il “cucciolo” Martinez distratto dalla sua voglia di Barcellona. Risultato? Rigore fallito (sono 3 su 7 all’Inter) e partita ancora in bilico. Ed ecco che inizia la ormai famosissima psicosi nerazzurra. Gagliardini sbaglia la ribattuta (ci sta) e poi si inventa un auto-tunnel nella sua area per il pareggio del Bologna che dopo l’espulsione di Bastoni andrà anche a vincere.
Errare è umano, perseverare purtroppo diabolico e l’Inter persevera, eccome se persevera. Conte ha ragione, anche se forse nei modi sbaglia. Ci vogliono giocatori di un altro livello se si vuole raggiungere… un altro livello. L’inizio e la base sono stati messi giù. De Vrij, Skriniar, Brozovic, Barella, Eriksen e Lukaku. Ma non basta. Il lavoro è ancora lungo e chi, come me, non si era illuso a inizio anno aveva ragione. I limiti della rosa sono evidenti e per quanto si dia del “lamentoso” a Conte le sue considerazione sono evidentemente suffragate dai fatti. Troppi giocatori da troppo tempo in squadra non sono da Inter.

C’è chi dice che con 12 milioni l’anno lui abbia il dovere di vincere. Non sono d’accordo. I soldi che prende sono dovuti per il suo “status” di vincente e per il suo modo di lavorare. Con lui si deve costruire. Si riparte dai top che hai (e lui lo è) e se ne aggiungono altri piano piano (Hakimi insegna). Gli stessi che ora vogliono la testa di Conte (chissà poi con chi lo vogliono sostituire) sono gli stessi che fanno i complimenti al Liverpool per aver aspettato Klopp che ora vince e diverte con i Reds. Fosse stato all’Inter, Klopp sarebbe stato messo in croce dopo l’ottavo posto del primo anno. I bravi sono bravi ma bisogna dargli il materiale per emergere. Anche Conte deve essere però paziente e non deve snaturare ciò che ha. Con l’aiuto del programma societario, deve solo rendere vincente l’ambiente pazzo dell’Inter e rendere così bellissima la sua innata e inestirpabile pazzia.