91
Metà anni Novanta. Un nuovo collaboratore dell’Inter - uno stimato osservatore passato anche dalla Juve - partecipa a una riunione tecnica nella sede del club nerazzurro. Si parla di giocatori da acquistare, si fanno tanti nomi, ci sono diversi dirigenti e allenatori attorno al tavolo: questo proviamo a prenderlo, questo lo lasciamo perdere, questo continuiamo a seguirlo. Relaziona, ascolta, saluta. La mattina dopo apre il giornale e legge: esterrefatto, trova tutti, ma proprio tutti i nomi citati in quella riunione che - a detta di chiunque - doveva essere riservata, quasi segreta.

Questa è l’Inter. Questa è sempre stata l’Inter. Una bella casa senza finestre affacciata sul cortile: ogni sospiro raggiunge chi sta sotto, non a origliare, ma semplicemente a farsi i fatti propri. Perché c’è sempre qualcuno che racconta: il dirigente o l’allenatore, il magazziniere o il giocatore, l’amico del calciatore o - perché no? - il presidente. Bufale? Poche, quasi nessuna: da lì escono soltanto verità.

Non c’è un periodo storico in cui le finestre di casa Inter siano state chiuse, tanto meno insonorizzate. Ci sono stati presidenti eccezionali e altri molto meno, epoche vincenti e cupe, fuoriclasse e brocchi, società superorganizzate e approssimative. Il vizio del pettegolezzo, però, non è mai mancato. Come se fosse nella natura del club.

Conte è indignato per la divulgazione dello scontro tra Brozovic e Lukaku: com’è possibile che escano queste notizie? E annuncia: non deve più succedere. Se riesce a chiudere le finestre dell’Inter, allora sì che realizza un’impresa. E’ molto più facile vincere lo scudetto, tanti altri ci sono riusciti. In mezzo ai pettegolezzi, però.

@steagresti