116
Dopo la seconda panchina consecutiva in campionato e i brevissimi scampoli di partita concessi da Antonio Conte, la questione Eriksen inizia a diventare una questione piuttosto delicata per l'Inter. E' forse prematuro parlare di caso conclamato, perché con questo ciclo serrato di partite ogni tre giorni quello che è vero oggi può essere puntualmente smentito poco dopo. Ma se le panchine del mese di febbraio apparivano come fisiologiche per consentire al centrocampista danese di adattarsi gradualmente ai tatticismi del calcio italiano e alle idee del suo nuovo allenatore, la scelta di puntare su Borja Valero - per lunghi tratti della stagione l'ultima scelta del centrocampo nerazzurro - in due match delicati come quelli contro Hellas Verona e Torino iniziano ad essere la spia di un disagio.

ANONIMO - Fanno effetto i soli 8 minuti disputati dall'ex asso del Tottenham che, dopo essersi ripresentato in buonissime condizioni nei primi allenamenti post-lockdown e aver lanciato messaggi incoraggianti nella semifinale di Coppa Italia contro il Napoli e la prima partita di campionato con la Sampdoria (insieme al gol e all'assist nel tennistico 6-0 al Brescia), ha inanellato una serie di prestazioni anonime, sia sul piano del ritmo che dell'ispirazione. Nemmeno la virata di Conte, che ha rimodellato il 3-5-2 per cercare di far esprimere al meglio Eriksen, è servita a scacciare i dubbi su un giocatore che al momento non ha ripagato per nulla l'importante investimento sponsorizzato a gennaio da Marotta, 20 milioni di euro di cartellino e un ingaggio fino al 2024 di 7,5 milioni a stagione.
NON E' VIDAL - E ieri, al termine della vittoria sul Torino che ha rilanciato le ambizioni di secondo posto dell'Inter, il tecnico salentino non ha fatto sconti: "Io faccio delle valutazioni, poi lui sta crescendo e ha voglia di mettersi alla prova. In Italia le aspettative sono molto alte, più arrivi con squilli di tromba più ci si aspetta tanto da te. Giusto che sappia questo, perché in Inghilterra sono molto tranquilli sotto questo aspetto". Una sorta di ultimatum a un giocatore che per caratteristiche è ben diverso da quel Vidal ha sempre rappresentato la tipologia di centrocampista adatto per completare l'attuale rosa. Probabilmente non è un caso che i due calciatori (l'altro è Godin) arrivati non su diretta indicazione di Conte, ma più per la rete di rapporti internazionali costruita nel tempo da Ausilio e Marotta, abbiamo incontrato le maggiori difficoltà ad imporsi. Passerà anche da questa valutazione il futuro dell'ex allenatore di Juve e Chelsea in nerazzurro, con un mercato che assecondi il più possibile le sue richieste e avvicini nel minor tempo possibile l'Inter alla corazzata Juventus.