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Giornata lontano da Torino per Antonio Conte, il giorno dopo la conferma del suo rapporto con la Juventus per il 2014-15.

SERATA A RIETI PER IL PREMIO SCOPIGNO - In serata, Antonio Conte è a Rieti, per ritirare il premio "Manlio Scopigno 2013".

Auditorium gremito e Conte inizia a parlare: "Ai tifosi diciamo sempre grazie perché ci spingono ad andare oltre l’ostacolo, sono il 12° e a volte anche il 13° uomo in campo, non finiremo mai di ringraziarli...".

Sulla prossima stagione: "Penso di aver già messo le basi per l'anno prossimo. Sono felice che c'è gente che mi aiuti a scegliere. Quando si vince molti vorrebbero sostituirmi".

Sul modulo: "Prima mi vedevano come un integralista del 4-2-4, un sistema che mi aveva permesso di vincere con Siena e Bari e che volevo fare pure alla Juve, ma poi mi sono reso conto che era giusto cambiare, anche perché avevo scoperto un giocatore come Vidal che era difficile lasciar fuori. Siamo passati prima al 4-3-3 poi al 3-5-2 che poi per me è un 3-3-4. Vedo che anche all'estero cominciano a pensarci, il Bayern ha vinto la Supercoppa tedesca giocando così". 

Su Vidal: "Fino a prova contraria Vidal rimarrà anche l'anno prossimo, sì". 

Su Llorente: 'E' stato importante quest'anno e sarà con noi a lungo. Quest'anno abbiamo avuto un giocatore come Llorente che negli anni passati è mancato, perché non avevamo un elemento con la sua stazza fisica. Abbiamo modificato il nostro gioco proprio per le caratteristiche di Fernando e di questo ne ha usufruito anche Tevez. Secondo me un allenatore deve cercare di ritagliare un abito su misura in base ai giocatori che ha". 

Su Pogba: "Paul ha fatto passi da gigante. Se un giovane ha potenzialità io lo faccio giocare". 
Sulle motivazioni: "Motivazioni? Vincere mi provoca un benessere psico-fisico, la sconfitta la vivo male, come una 'morte apparente', per due giorni sto in coma io e faccio stare in coma anche chi mi e' vicino. Siccome ho giocatori intelligenti, sanno che per non vivere male... è meglio vincere". 

Dopo il terzo scudetto di fila, l'obiettivo è il poker? "Dopo il tris c'è la scala, io penso a salire gradino dopo gradino per migliorare. Obiettivo per il prossimo anno? Intanto teniamoci stretto questo scudetto, poi combatteremo. 102 punti è un record molto difficile da battere". 

Sulla Nazionale e i Mondiali: "Abbiamo sempre fatto bene a livello di Nazionale, perché abbiamo squadre ben organizzate tatticamente e questo, a volte, ci permette di sopperire al gap tecnico che si può avere nei confronti di squadre come Brasile, Argentina e Germania. Tatticamente siamo molto ben preparati e in queste competizioni brevi Prandelli puo' incidere su giocatori che hanno una grande cultura del lavoro".

Sui colleghi: "Se non avessi vinto io questo premio non l’avrei assegnato. Scherzo, Benitez e Garcia sono i più bravi".

MATTINATA ALLA FIAT DI MELFI - In mattinata, Conte è sbarcato a Napoli per poi recarsi, nelle vesti di relatore, a un incontro presso la sede Fiat di Melfi. Il tecnico della Juventus ha parlato davanti a un auditorio di circa 100 persone, tra operai, dirigenti raccontando la sua esperienza personale in termini di leadership, gestione del gruppo. Conte ha parlato del "lavoro di squadra" e della "fame di vittorie. Nella vita servono sempre determinazione e preparazione. In una fase di sfide globali, dirigenti e lavoratori fate gioco di squadra e non smettete mai di avere fame di vittorie".  Parlando della Juve, come si legge su Tuttosport, Conte ha spiegato: "L’uomo dell’anno della mia Juve? Rubinho... Sapeva che avrebbe giocato poco, è stato uomo squadra dall’inizio alla fine". 

Come si legge su Tuttojuve.com, ecco l'intervento di Conte: "Mi ha favorito molto il fatto che c'erano dei calciatori che sicuramente non meritavano quei due piazzamenti. Però quando per due anni consecutivi arrivi al settimo posto, significa che in quel momento la squadra merita quello. E se merita quello significa che c'è comunque qualche mancanza da parte di tutti quanti. Da parte mia c'è stata la ferma volontà di far capire chi eravamo, cosa rappresentavamo in Italia, la maglia che indossavamo e la storia che avevamo dietro. E questo è stato molto importante. Un aspetto sul quale non ho dovuto lavorare molto quest'anno e l'anno scorso è l'entusiasmo, perchè comunque quando arrivi il primo anno, trovi un gruppo derelitto, di gente che arrivava da due settimi posti, tramortiti, quindi c'era veramente grandissimo entusiasmo. C'è voluto veramente poco per riaccendere la fiammella. Penso che il primo anno sia stato veramente qualcosa di incredibile, perchè sinceramente abbiamo vinto lo Scudetto da imbattuti superando anche squadre importanti, che era molto più attrezzate rispetto a noi: mi riferisco al Milan, all'Inter che veniva dal Triplete e allo stesso Napoli. E' fondamentale il gruppo, così come è determinante il colloquio per creare tra lavoratori la giusta complicità". 


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