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Fa il pieno, l’Inter. Conte passa pure a Cagliari e il successo - pure se non senza sofferenza - è un avviso a tutti i naviganti di questo campionato. “Signori, per lo scudetto ci siamo pure noi”, sembra urlare l’Inter. Certo, ancora le manca l’energia che serve per comandare dall’inizio alla fine la partita, ma su quella strada ci sta già.

Conte dopo il facile successo dell’esordio contro il Lecce non cambia d’una virgola la squadra. Le dà fiducia e visto com’è poi finita la partita non è certo fiducia mal riposta. Cerca il palleggio, l’Inter, e poi il suggerimento verticale quando il pallone è proprietà di Brozovic. Il piano b, invece, prevede il cambio di gioco su Candreva che sulla fascia destra trova spesso lo spazio per l’attacco che fa male. Perché l’Inter, s’è capito subito, è squadra che pratica un  calcio di forza, di potenza, magari a volte ancora troppo lento e un po’ noioso, ma ha comunque varietà nelle giocate.

Per questo, per contrastare l’ambizioso avversario, Maran rivede le sue idee, accantona il rombo e copia Conte. Tre-cinque due contro tre-cinque due. Il resto tocca a chi va in campo. E l’interpretazione che dà il Cagliari alla gara è giusta e interessante. Prova ad essere fisico e aggressivo e a non aver paura di chi gli sta di fronte, il Cagliari. Prova, con l’ex Nainggolan più arretrato e, quindi, riferimento d’ogni iniziativa, a non rinunciare a nulla di quello che sa fare, anche se certe differenze di valore sono abbastanza chiare ed evidenti. Il Cagliari, insomma, fa la sua figura dopo i ritocchi alla formazione che inopinatamente le aveva prese dal Brescia al via del campionato. Più che ritocchi, in verità, visto che oltre a Cerri che sostituisce lo sfortunato Pavoletti, in avvio ci sono altre quattro novità: Olsen, Pisacane, Rog e Pellegrini.

Certo, si danno da fare il Cagliari e l’Inter, eppure per Olsen e Handanovic il lavoro serio è poco. Segno del successo complessivo delle difese sugli attacchi e del confronto più o meno alla pari in mezzo al campo. L’impressione, però, è che l’equilibrio sia labile. Che lo zero a zero cammini sopra un filo. E, infatti, alla prima occasione l’Inter passa. Sensi (27’) da sinistra, Cerri salta con Martinez, non si capisce bene chi la prende (l’interista, poi si stabilisce) e palla in porta. Sì, gol, ma perché la cosa sia ufficiale devono passare due minuti. E lo decide il Var, è ovvio. Questione di millimetri e Conte può esultare. Mentre Maran forse ripensa all’accidente a Pavoletti che lo costringe a ribaltare gioco e idee.

L’inter, comunque, un po’ si siede sul vantaggio. E il Cagliari poco alla volta si riavvicina al portiere nerazzurro. E sul finire (40’) sfiora il gol. Meglio: lo manca. Meglio ancora: lo spreca con Cerri che dà al pallone un giro sbagliato e butta via la splendida occasione.

Ci vuole più fantasia e più abilità là davanti se il Cagliari vuole il pari. E la cosa non sfugge a Maran, il quale “libera” Simeone, l’ultimo arrivato al posto di Cerri. Ma il cambio vero è di volontà, di spirito, di mentalità. Il Cagliari, infatti, alza il ritmo e prende in mano la partita soprattutto grazie a Nainggolan, il quale magari porta troppo palla, ma là in mezzo mette in crisi gli ex amici.

E Simeone? Lui non segna, ma porta fortuna. Perché passano cinque minuti e arriva il gol. Di testa. Di Joao Pedro, che stacca come Pavoletti e gela Handanovic, Conte, tutta l’Inter vedova di Icardi.

Meritato, il pari. Giusto così. Anche perché nelle gambe dell’Inter qualcosa non funziona come prima. Soffre decisamente il ritmo più vivace del Cagliari, l’Inter, che proprio questo non riesce a fare. Non accelera. Non è veloce. E questo lo rende troppo prevedibile nella calda  notte sarda. Tant’è che appena lo fa, appena ci riesce cambia la partita. Praticamente è un contropiede quello che porta Sensi in area di rigore e Pisacane a buttarlo giù. Rigore (71’) e Lukaku spiega a tutti come si fa gol dagli undici metri. Chissà se il due a uno è proprio giusto, ma è così.

Cert’è, comincia qui pure un’altra partita. Quella tra gli allenatori. Maran smonta il suo disegno: toglie Pisacane, mette Castro e torna al suo vecchio “rombo” in mezzo  al campo. Conte, invece, s’affida a Barella per Vecino e poi anche a Politano, per Martinez e monumento Godin per Candreva. Insomma, prova a essere più propositivo Maran, mentre Conte da quel pragmatico che è, va per il risultato con tanti saluti a chi segue altre filosofie.

Ed è così che torna a Milano coi tre punti. Il Cagliari, invece, dopo due sconfitte, il suo campionato deve ancora cominciarlo. Ma non è affatto una brutta squadra.



IL TABELLINO
Cagliari-Inter 1-2 (primo tempo 0-1)

Marcatori: 29’ p.t. Lautaro Martinez (I), 5’ s.t. Joao Pedro (C), 27’ s.t. Lukaku (I)

Assist: 29’ p.t. Sensi (I), 5’ Nandez (C)

Cagliari (3-5-2): Olsen; Pisacane (29’s.t.Castro), Ceppitelli, Klavan; Nandez, Rog, Nainggolan (40’ s.t Cigarini), Ionita, Pellegrini; Joao Pedro, Cerri (1’ s.t. Simeone). All. Maran

Inter (3-5-2): Handanovic; D'Ambrosio, Ranocchia, Skriniar; Candreva (34’s.t. Godin), Vecino (24’ s.t. Barella), Brozovic, Sensi, Asamoah; Lautaro Martinez (33’ s.t. Politano), Lukaku. All. Conte

Arbitro: Maresca di Napoli

Ammoniti: 22’ p.t. Brozovic (I), 45’ p.t. Asamoah (I), 15’ s.t. Nainggolan (C), 23’ s.t. Ceppitelli (C); 26’ s.t. Pisacane (C); 32’ s.t. Ionita (C), 43’ s.t. Nandez (C)