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Occorre prudenza, anche se l’andamento dei contagiati pare rallentare la sua crescita. L’emergenza non è finita e c’è già chi si lancia in giudizi con pretese se non scientifiche, ma certo circostanziate, su come i vari Paesi abbiano affrontato l’epidemia. La prestigiosa università di Harvard, in un suo studio riservato alle misure intraprese, non dà un giudizio lusinghiero del nostro operato. In sostanza - dice - l’Italia si è mossa tardi e ripete quello che ormai è diventato un luogo comune: Zingaretti con lo spritz sui Navigli, Salvini che chiede di lasciare tutto aperto. Anche l’ufficio studi di un colosso assicurativo cinese, Ping An, concentrandosi sulle 7 nazioni più colpite e considerando i controlli di quarantena, le risorse mediche, la densità della popolazione, la quantità di anziani, l’indole della popolazione, è critico nei nostri confronti.

Secondo tre categorie e tempistiche di controllo (precoci, medio termine, tardive), ci situa in quest’ultime, insieme alla Spagna. Mentre la Corea del Sud è stata precoce, e Francia, Germania, Stati Uniti sono stati definiti “a medio termine”, noi saremmo stati “tardivi”, con relative, dannose conseguenze. Se ci fossimo mossi prima - affermano - sarebbe stato meglio, molto meglio; se i nostri politici avessero avvertito il pericolo sarebbe stato meglio. Se…Se…C’è qualcosa di fastidioso in queste lezioni a posteriori. Dove era l’Organizzazione Mondiale della Sanità che approvava l’approccio italiano? Gli uffici studi cinesi un mese fa? Non potevano fare qualche previsione? E le prestigiose università? Cosa dicevano Trump, Bolsonaro, Johnson, a pandemia avvenuta? E gli altri leader europei? La stessa comunità scientifica occidentale, durante l’epidemia in Cina, non è apparsa titubante e ondivaga? A cominciare dalle mascherine: prima inutili, poi essenziali. C’era, ovunque, un’arietta da “i soliti italiani”, poi se ne sono accorti ( con l’eccezione di Bolsonaro, ma lui è un caso limite ) cosa vuol dire il Covid 19. 

Ora i cinesi sono prodighi di consigli e mascherine, ma siamo sicuri che siano stati così trasparenti per quel che riguarda cifre, comunicazioni, comportamenti nei controlli? Non dimentichiamoci la differenza tra autocrazia e democrazia, non dimentichiamoci quanto sia più facile in certi regimi imporre misure restrittive della libertà individuale e dell’ informazione. Col senno di poi e con l’autoritarismo di prima le cose sembrano enormemente più facili.

Anche il “Sole 24 Ore” critica, e non velatamente il governo. Paolo Becchi e Giovanni Zibordi affermano, in sostanza, che, siccome l’emergenza sanitaria sta declinando, dobbiamo fare in fretta a riaprire i cantieri del lavoro, dato che l’Italia perde circa 100 miliardi al mese. Secondo loro, non è il momento di tergiversare, ma di avere coraggio, anche perché la fascia più colpita risulterebbe quella ampiamente anziana e “improduttiva”: “Qui, da noi, abbiamo circa 10 mila decessi in maggioranza anziani e invece di concentrarsi sulla loro protezione decine di milioni di italiani devono stare immobilizzati a casa, perché non ci si fida a lasciarli uscire”. In questo caso, come si vede, la lezione è opposta: troppe restrizioni! E’ l’ora, diversamente da quanto dicono gli epidemiologi, del “libera tutti!”. La ragione, dichiaratamente economica. Un po’ come dicevano Trump e Johnson, ma non si capirebbe bene come tutelare gli anziani lasciandoli esposti al contagio, magari di portatori sani come i loro nipotini o i loro figli, al rientro da scuole, fabbriche, negozi, uffici.
Tant’è che gli autori dell’ articolo invocano l’arrivo d’una specie di dittatore economico identificato nella figura di Mario Draghi, che “assuma il comando” e prenda decisioni drastiche. Prima, fra tutte, quella di immettere maggiori quantità di Euro nel mercato e di sovvenzionare le aziende in crisi. Come? Liberando le risorse delle banche italiane, perché dal punto di vista economico il virus rischia di essere più letale di quanto non lo sia stato sul piano medico. Già, peccato che il monopolio d’immissione di nuova moneta nei Paesi UE sia della BCE, la quale ne regola la quantità circolante. E dovrebbe essere sempre la BCE ad autorizzare le banche italiane a ridurre le loro riserve obbligatorie e a concedere prestiti potenzialmente molto rischiosi, perché sarebbe lo Stato a garantire eventuali perdite. Si tratterebbe d’un cambiamento notevole poiché trasformerebbe il debito pubblico, di fatto, in debito privato. Ma questo più che Draghi dovrebbe farlo l’Europa, che per adesso, ha annunciato l’acquisto massiccio di titoli di Stato delle varie nazioni. Soprattutto di quelli di Paesi come l’Italia, per evitare l’impennata dello spread con conseguenti e dannosissimi aumenti degli interessi.

Insomma, ci troviamo tra due fuochi: quello che stigmatizza un eccessiva titubanza nel “chiudere” anche l’economia e quello che rimprovera per una mancanza di coraggio nel “riaprirla”. Come se non bastasse, il prestigioso Imperial College di Londra ha esibito uno studio in cui, tra l’altro, afferma che, grazie ai provvedimenti presi dall’ Italia, si è salvato un rilevantissimo numero di vite umane.

Più prosaicamente: SuperMario potrebbe andare anche bene, ma non potrebbe fare il sovranista monetario, visto che deciderebbe sempre la BCE. Limitiamoci a salvare, il più possibile, vite umane, a vivacchiare oggi e a pagare domani.