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Lo sfogo di Conte contro l’Inter è qualcosa di mai ascoltato. Una mancanza di rispetto per Zhang che gli dà 11 milioni netti a stagione, per Marotta che lo ha portato in nerazzurro esponendosi in prima persona, anche per i tifosi che vorrebbero vedere in azione una società unita e costruttiva e invece osservano sconcertati il processo di autodistruzione generato dall’allenatore. Ma cosa c’è dietro le sue parole, oltre all’egoismo che porta il tecnico nerazzurro a pensare solo a se stesso, fregandosene di chi lo copre d’oro e spende sul mercato per rafforzargli la squadra?

Il malumore - eufemismo - di Conte nasce soprattutto dal contrasto aperto con Ausilio. L’allenatore avrebbe voluto un altro direttore sportivo, in particolare sperava di portare a Milano il suo amico Faggiano, oggi al Parma. Ma Ausilio, a parte qualche errore (e chi non sbaglia?), si è guadagnato la stima dell’ambiente nerazzurro in tanti anni di carriera interna. E ha anche stabilito un buon rapporto con Marotta, che gli riconosce intuito nelle scelte tecniche e gli delega alcune complicate trattative. Perciò è stato confermato, decisione che Conte non ha digerito.

Dopo la vittoria di Bergamo, Conte ha ascoltato Marotta complimentarsi in tv con Ausilio e il suo collaboratore Baccin. E non ci ha più visto. Ma come, elogia loro due? Quando è toccato a lui presentarsi davanti alle telecamere, è esploso lasciando esterrefatti tutti gli ascoltatori. E ha anche provato a far capire chi fosse l’obiettivo del suo attacco, dicendo: “Qui nessuno ci protegge. Ho ascoltato le dichiarazioni di Spalletti di molto tempo fa, non è cambiato nulla da allora”. Il riferimento non è casuale: all’epoca - era il febbraio 2018 - Marotta era ancora alla Juve, quindi non è lui il bersaglio principale (anche se lo diventa indirettamente); Ausilio invece c’era eccome.

Conte ha anche specificato che, stavolta, la sua polemica non è riferita al mercato. In realtà avrebbe voluto e vorrebbe acquisti diversi da quelli che l’Inter ha concluso o sta per portare a termine. Qualcuno gli va bene, molti non li condivide. Ha bocciato Godin, Lazaro e addirittura Eriksen, premeva per Dzeko e Vidal che invece non sono mai arrivati. E, per il futuro, ritiene che il club stia puntando troppo sui giovani: Tonali e perfino Kumbulla dopo Barella, Sensi, Bastoni. “Se volete vincere con i ragazzi, vi sbagliate”. Fa pressioni per avere Kanté, insiste ancora per Dzeko.
E adesso? I due Zhang - padre e figlio - hanno preso malissimo le accuse di Conte. Com’è possibile che un loro dipendente, il più pagato, prenda a martellate l’armonia interna al club? Sanno bene, per di più, che ricreare l’atmosfera giusta è difficilissimo. Ma anche esonerare un allenatore che guadagna 11 milioni netti per due anni, e che si porta dietro un nugolo di collaboratori, è esageratamente costoso: un’operazione da una trentina di milioni, malcontati. Più Spalletti, che è sotto contratto fino al 2021, e più il nuovo allenatore, che non potrebbe essere certamente economico: Allegri dalla Juve ha preso oltre 6 milioni netti fino al 30 giugno. Si può arrivare a una transazione con Conte, forse, però anche questo è complicato: a quanti soldi dovrebbe rinunciare il tecnico?

Un caos colossale. Creato da un uomo che guadagna 11 milioni di euro a stagione per fare il bene dell’Inter. Mah.

@steagresti