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Le prime due giornate del Mondiale brasiliano hanno messo sicuramente in evidenza le difficoltà di alcune fra le nazionali favorite, basti pensare alle già eliminate Spagna e Inghilterra, ma anche all'Italia e al Brasile padrone di casa, il cui gioco desta molte perplessità. 

Fra le cause della crisi di alcune grandi o di alcuni loro passaggi a vuoto e difficoltà (e ci mettiamo anche la vittoria di misura dell'Argentina sull'Iran e il 2-2 della Germania col Ghana), c'è forse anche la sottovalutazione delle nazionali sulla carta più deboli e sfavorite dal pronostico. L’esempio lampante è la “cenerentola” del gruppo D, la Costa Rica, che ha sconfitto sia l'Italia che l'Uruguay qualificandosi per gli ottavi di finale con un turno d'anticipo. 

Nella loro storia i Ticos, così sono soprannominati i centroamericani, hanno partecipato a quattro competizioni iridate, la prima a Italia ’90 nella quale hanno raggiunto gli ottavi di finali, che fino al 2014 era stato il miglior risultato ottenuto. 

Il dato da tenere d’occhio è lo sviluppo o meglio l’espandersi del calcio costaricano, uno dei tanti esempi di calcio emergente visibili in questo Mondiale. Nel Mondiale in Germania del 2006 i giocatori costaricani che militavano in campionati europei erano solamente tre. Passati otto anni, tra i convocati di Jorge Luis Pinto, ne troviamo undici presenti nel vecchio continente e quattro invece nella MLS, e alcuni di essi hanno partecipato an che alle scorse coppe europee raggiungendo una nomea internazionale: l'esempio è l’uomo del momento, il 21enne Joel Campbell di proprietà dell’Arsenal e in prestito nell'ultima stagione all'Olympiakos. 

Questo dimostra come anche le piccole federazioni si stiano evolvendo a partire dal settore giovanile, fino a far approdare i propri talenti nei maggiori campionati mondiali. Squadre come la Colombia, il Cile, la Bosnia, il Belgio e molte delle squadre africane hanno al loro interno campioni di fama internazionale avendo iniziato da tempo questo processo. E non si parla più del singolo, della stella, ma di una base consistente di giocatori di buon livello, se non di alto livello.