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'Quando giocavo nella Nazionale juniores nel '73-74 con Azeglio Vicini, la squadra da battere era la Jugoslavia. Quindi chi parla di vento dell'est nel calcio e nello sport degli ultimi anni, in realtà non ricorda il passato. In quelle terre si investe fin da bambini, e non quando hanno 16-17 anni come si fa in Italia'. Giovanni Galli, ospite di Lady Radio, riparte dalla sua esperienza di giocatore per parlare della crisi che sta affrontando il calcio italiano nel campo dei propri settori giovanili. 'I cambiamenti che ci sono stati a livello di Figc nell'ultima estate, e gli inserimenti di ex calciatori, da Rivera a Roberto Baggio, sono dovuti ad un flop degli ultimi tre anni dalla Nazionale maggiore all'Under 17.- ha proseguito l'ex portiere -. Credo che per un rinnovamento del nostro calcio sia indispensabile una valorizzazione del prodotto italiano e l'inserimento nei settori giovani di istruttori, di maestri, non di allenatori.

'Quando vedo tanti stranieri nelle squadre giovanili dei top club, capisco che non c'è futuro. Non capisco perché lo straniero ha sempre una strada privilegiata, evidentemente perché rappresenta un investimento economico per il futuro. Io ho iniziato a giocare a 14 anni in maniera seria, mentre oggi, con il fatto che i genitori spingono i propri figli ad iniziare presto, a quell'età sono già stanchi. Mi viene da ridere a vedere ragazzini di sette anni in campo che devono applicare il 4-4-2'.