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Gianni Vrenna, presidente del Crotone, ha parlato a Tuttosport della sua storia col club calabrese: "Il calcio mi è sempre piaciuto, ma non me l'ero mai sognato che un giorno sarei stato presidente del Crotone. Mio papà Luigi era un dirigente del Crotone, in un cassetto conservo alcune sue tessere degli anni '70. Giocavo a pallone nelle giovanili del Crotone, ma poi diventando più grande ho fatto altre scelte. Nicola? È una persona culturalmente avanti, molto intelligente. Sotto alcuni aspetti fa anche da psicologo. Sulla sua scommessa direi che ha avuto un momento di sana follia. C'è un problema generale nel Sud che parte dalla difficoltà di fare impresa. Qui mancano certe realtà industriali importanti che comunque catturano attenzione e servizi. Fare calcio al Sud è davvero difficile e in particolar modo a Crotone: è una città piccola, con un alto tasso di disoccupazione anche giovanile. Siamo pure tagliati fuori dall’aspetto della viabilità come la ferrovia e pure l’aeroporto ora è chiuso da un anno. E dire che abbiamo posti meravigliosi, un mare pulitissimo, una costa splendida, la montagna a due passi. Crotone dovrebbe vivere di turismo sei mesi all’ anno, ma così non si può".