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L'era glaciale. La Juventus si ritrova con un -15 in classifica e il primo pensiero che ci viene da fare è per l'ex procuratore federale Giuseppe Pecoraro. Che nell'estate 2018 propose la medesima penalizzazione per il Chievo e il Cesena, salvo vedersi ridurre a un quinto la richiesta dopo l'intera trafila dei gradi di giustizia sportiva: -3 per il Chievo, e quanto al Cesena provvide la bancarotta. Ma adesso che la Corte federale d'appello della Figc non si è fatta remore a infliggere quel fardello alla società più blasonata del nostro calcio, dopo aver riconosciuto quanto dovuto al procuratore federale precedente, rimane un dubbio: perché la Juventus viene stangata con una sanzione sportiva mentre le altre 8 coinvolte (anzi, 7+1 dato che nel frattempo il Novara ha fatto la fine del Cesena e poi del Chievo) spariscono dalla scena?

Sarà da capire e verrà reso chiaro quando verranno pubblicate le motivazioni della sentenza. Ma intanto le perplessità vanno esposte. E riguardano la disparità di trattamento fra la Juventus e le altre. Perché bisogna essere in due per fare le plusvalenze come per ballare il tango. E invece così va a finire che la Juventus ballava da sola.

Che la sentenza della Corte Federale d'Appello Figc sia storica è fuori da ogni dubbio. Lo è per diversi motivi. Perché finalmente si colpisce in modo duro (ma a nostro avviso si poteva fare anche di più) il malcostume di tenere in linea di galleggiamento i conti societari ricorrendo a scambi dai valori finanziari esagerati, ma corrispondenti a zero denaro reale iniettato nelle casse. Perché non si è avuto timore di colpire il club più potente e rappresentativo del calcio italiano. E perché l'organo giudicante è andato addirittura oltre la richiesta dell'accusa (penalizzazione appesantita di due terzi rispetto ai 9 punti proposti da Chiné, e aggravio anche delle inibizioni a dirigenti e ex dirigenti bianconeri), rovesciando una consolidata tendenza allo “scontificio” che da Calciopoli in poi aveva catturato la giustizia Figc.
Ma detto tutto ciò, rimane lo sconcerto di aver visto sparire dal dispositivo della sentenza ogni traccia degli altri club coinvolti e dei relativi dirigenti. Anche in questo caso la Corte è andata oltre le richieste del procuratore Giuseppe Chinè, ma in senso opposto. Chiné aveva chiesto soltanto sanzioni pecuniarie per i club (Empoli, Genoa, Parma, Pescara, Pisa, Pro Vercelli, Sampdoria e la vecchia società del Novara) e inibizioni non pesanti per i dirigenti. E invece la Corte li ha esclusi dal giudizio. Con un paradosso: che i dirigenti di club protagonisti delle plusvalenze incrociate assieme a quelli bianconeri se la sono cavata senza uno schizzo di fango, mentre la consigliera d'amministrazione indipendente del club bianconero Daniela Marilungo (quella che aveva fatto mettere per iscritto il proprio dissenso sulla gestione della società) si è beccata 8 mesi di inibizione in ambito Figc, con proposta di estensione agli ambiti Fifa e Uefa.

Quale sia il motivo di questa assoluzione di massa, lo sapremo più avanti. Per il momento possiamo accontentarci dell'ipotesi che ci è stata passata da un insider: a fare la differenza possono essere state le carte dell'inchiesta Prisma della Procura di Torino, che è incentrata sulla Juventus e perciò è ricca di evidenze sulla società bianconera e i suoi dirigenti, mentre non altrettanto può dirsi delle altre società coinvolte. Lettura plausibile, in attesa di conoscere le motivazioni della Corte Federale d'Appello.

Un'ultima annotazione. Tocca ripeterci, ma è quanto mai doveroso farlo: sia nel caso delle plusvalenze di Chievo e Cesena, sia nel caso del plusvalenzificio juventino, noi di Calciomercato.com abbiamo denunciato la situazione prima di chiunque altro. Lo abbiamo fatto dopo avere analizzato documenti, incrociato dati e consultato privatamente esperti. Ciò che appartiene al giornalismo vero, quello d'inchiesta. E quando eravamo i soli a denunciare, le altre testate snobbavano le nostre analisi e continuavano a parlare di “miracoli di provincia” e di “società leader in Europa”. Adesso è bello vedere il gorillaio dei colleghi che si affannano a scoprire l'acqua calda, intanto che noi siamo qualche decina di chilometri avanti a analizzare altri filoni d'inchiesta.