C'è un filo rossonero che collega gli ultimi - per certi versi misteriosi - ventiquattro mesi di Milan e conduce in un'unica direzione: verso Silvio Berlusconi. Non lo vedete, il filo? Eppure lo si nota piuttosto bene. Seguiteci, se la semplifichiamo la strada è piuttosto breve: una specie di girotondo.

Berlusconi vende il Milan a Yonghong Li ad aprile 2017
, dopo mille rinvii (la prima firma era dell'agosto precedente), e garantisce: "Ho ceduto la società in buone mani, altrimenti me la sarei tenuta". Il cinese strapaga il club che è sì prestigioso ma non può valere - tra esborso, debiti, gestione e via spendendo - una cifra vicina al miliardo di euro: per prenderlo deve chiedere un prestito a Elliott. Intanto, però, il denaro corre: 520 milioni vanno a Fininvest, i figli di Berlusconi si fregano le mani.

Passa un anno e Yonghong Li perde il Milan perché non riesce a ricapitalizzare per 32 milioni: in pratica butta oltre 600 milioni solo perché gliene manca un ventesimo. Normale? Mah. Così il club passa nelle mani di Elliott. E chi diventa il presidente designato dal fondo di Singer? Scaroni, cioè un manager legatissimo a Berlusconi il quale lo aveva anche voluto alla guida di Enel quando era a capo del governo (il suo secondo esecutivo).

Il filo rossonero, in un anno o poco più, ha compiuto il suo percorso: da Berlusconi a Li, ai soldi incassati da Fininvest, fino a Scaroni. Il girotondo è finito, tutti giù per terra. Dalle risate.

@steagresti