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"Buffon alla Juventus per 105 miliardi, 70 più Jonathan Bachini". Era il 2001, diventò uno degli affari più importanti degli ultimi vent'anni: "Io mi sentivo un giocatore forte e quei 35 miliardi li valevo tutti" racconta Bachini nella nostra intervista. Ex centrocampista esterno, oggi fa l'operaio a Livorno e si è messo alle spalle quella doppia squalifica e radiazione per uso di cocaina: "Ormai sono fuori dal calcio da tanti anni, ora avrei voglia di rientrare. Mi piacerebbe prendere i patentini per allenare, o magari fare l'osservatore per qualche club". 

Dal campo al cantiere, da calciatore a operaio.
"In tanti si sarebbero buttati giù, c'è anche chi è stato in depressione dopo aver vissuto una situazione simile alla mia. Io, invece, sono sempre andato avanti a testa alta dignitosamente. Nella vita ci sono alti e bassi, e i problemi vanno sempre affrontati". 

Anche lo stipendio non è più lo stesso.
"E' chiaro, ma in questo caso i soldi passano in secondo piano; prima di tutto ci sono la dignità e l'orgoglio di un uomo. La mia storia mi ha insegnato che le persone che mi vogliono davvero bene sono rimaste; altre, legate al personaggio e al conto in banca, sono sparite".

E' vero che quando la tua compagna ti ha visto in una figurina non ti ha riconosciuto?
"Proprio così, te lo faccio raccontare da lei".

Sabina, spiegaci.
”Ho fatto una figuraccia, non ne vado molto fiera. Qui a Livorno tutti sapevano chi fosse, avrei dovuto conoscerlo anch'io. Ma quando un collega mi ha fatto vedere la sua figurina pensavo fosse stata fatta con un'applicazione del cellulare, e ho anche detto 'sì, e io sono Belen Rodriguez'. Invece era davvero lui. All'epoca eravamo molto amici, ma non mi disse mai nulla della sua storia; ho apprezzato molto la sua umiltà".

Jonathan, ogni tanto hai pensato a che carriera avresti fatto senza quelle squalifiche?
"Sicuramente avrei giocato qualche anno in più, avrei potuto finire in modo diverso. Quello che è successo mi fa ancora male, è un episodio che mi porterò dentro per sempre". 

Hai giocato con tanti campioni, chi era il compagno di squadra più forte?
"Zidane, Baggio, Del Piero, Guardiola… Difficile sceglierne uno solo". 
Ci racconti un aneddoto con uno di loro?
"Mi viene in mente quando Guardiola, a Brescia, disse che mi invidiava. Ma non capivo come un giocatore che aveva vinto di tutto potesse invidiare me; mi rispose dicendo che non riusciva a dribblare l'avversario come facevo io".

Sei rimasto in contatto con qualcuno del mondo del calcio?
"No, non sento più nessuno. Se le amicizie non vengono coltivate negli anni poi ci si perde, soprattutto cambiando squadra. Un amico però mi è rimasto: è Edoardo Piovani, team manager del Brescia". 

Segui il calcio in tv?
"Guardo qualche partita ma non assiduamente, seguo solo i big match". 

Qual è stato il primo pensiero quando hai saputo delle morti di Vialli e Mihajlovic?
"Un grande dispiacere, soprattutto perché erano ancora giovani. Fa male a livello umano, al di là del calcio". 

Dino Baggio è stato il primo a dire di aver paura e voler sapere se le sostanze prese da giocatore possono causare la morte, Sensini ha detto di essere tranquillo (QUI la nostra intervista): a te è mai capitato di pensarci?
"Io non ho mai pensato a eventuali rischi, perché personalmente non ho mai assunto sostanze pericolose. Prendevo qualche antidolorifico e integratori, ma nulla di più. Fortunatamente non ne avevo bisogno". 

Hai mai visto qualche tuo compagno assumere sostanze dopanti?
"Non avrei problemi a dirlo, ma sinceramente non ho mai visto nessuno. Se poi c'è chi l'ha fatto in altri contesti non lo so, ma davanti a me non è mai capitato". 

@francGuerrieri