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Come quelli che impazzivano per Ginobili nei San Antonio Spurs e mai e poi mai l’avrebbero scambiato per Kobe (dei folli, direte voi…), così alcuni amanti del pallone si illuminano solo davanti alle giocate geniali di Angel Di Maria e sbadigliano di fronte agli 800 e passa gol di Cristiano Ronaldo. Con tutto il rispetto, ovviamente. Ebbene, l'argentino sta per approdare nel campionato italiano, sta per iniziare a girare i suoi capolavori in bianco e nero, ma c’è qualcuno che storce il naso, persino fra i tifosi della Vecchia Signora. Esistono, sì. Forse tali persone non hanno idea della sconfinata classe di questo giocatore. Che è incredibile come riesca sempre a sorprendere, a inventare colpi, a trasmettere ai compagni la gioia di giocare, di trattar bene la palla. Pensate solo all’ultimo Italia-Argentina, partita in cui tra l’altro ha fatto anche gol. Ma la naturalezza, la sprezzatura con cui tocca ogni volta il pallone! La differenza è clamorosa e assolutamente evidente, tangibile. La sua arte è certezza. Insomma, forse Allegri ha bisogno di gente così. Gente che nasce ‘imparata’, a cui non c’è da insegnare più nulla o quasi. Quante volte abbiamo sentito la teoria di Max negli ultimi anni? Bisogna avere, se possibile, i migliori, dopodiché i migliori vanno lasciati liberi di inventare. Ecco spiegato l’interesse per Di Maria. Ora però va affrontato davvero il tema di questa presunta libertà, perché ho come l’impressione che l’argentino ne troverà in realtà di meno qui in Italia. Domandiamocelo, allora, cosa cambia da Pochettino ad Allegri. 
 
L’ULTIMO DI MARIA - L’ultimo Di Maria è un esterno d’attacco tradizionale solo al fischio d’inizio dell’arbitro, e forse neanche. Il minuto dopo può già trovarsi dove lo portano i flussi del gioco. Vale per lui, come per le altre tre stelle del PSG, Messi, Mbappé e Neymar. Quando Pochettino usava ‘il sistema che non torna’ (ricordate l’articolo del 13 agosto 2021, nel quale prevedevo la possibile coesistenza tra Di Maria e Messi insieme agli altri due fenomeni?), ovvero il 4-2-3-1, con tutti i big schierati là davanti, quella sì che era fantasia al potere e questi quattro li potevi trovare mescolati nelle configurazioni più diverse, ma sempre pronti ad associarsi tra loro. Qui per esempio Di Maria era finito a fare il vertice avanzato.



E guardate anche qui sotto: l’ampiezza a destra lasciata completamente ad Hakimi da Di Maria, con il supporto dei due centrocampisti Verratti e Danilo Pereira a reggere quella libertà associativa e quelle imprevedibili asimmetrie dei fantastici quattro di cui si sta parlando. Addirittura Di Maria si trovava posizionato sul centrosinistra, prima di effettuare questo movimento. E non perché aveva cambiato fascia con Neymar (come vedete il brasiliano è sempre lì…), ma proprio perché era andato a ‘dialogare’ con Neymar…

SERVIRE MBAPPÉ, SERVIRE VLAHOVIC - Anche il tipo di riferimento avanzato, ossia Mbappé, non era il classico centravanti. Mbappé non è Vlahovic, naturalmente (e mi riferisco qui unicamente alle loro caratteristiche). Il francese si defilava volentieri svuotando il centro, per poi attaccare la porta con dei tagli letali, servito da una batteria di assist man senza precedenti, i migliori in circolazione. Il PSG era talmente liquido davanti, che il taglio che farebbe Vlahovic, servito da Di Maria alla Juventus, nella squadra di Pochettino poteva farlo Neymar, con Mbappé in funzione di esterno destro.


Vedete la struttura ‘a grappolo’ attorno alla palla? Ebbene queste non sono le misure e i principi della Juve di Allegri, che è certamente più tradizionalista (un esterno di qua, l’altro di là, la punta al centro…). Lo dico a prescindere dal sistema di gioco utilizzato. Questo atteggiamento in fase offensiva del PSG, questa tendenza a formare gruppi di squilibrio in un punto o nell’altro del fronte d’attacco, naturalmente poi influenzava il tipo di transizione negativa della squadra di Pochettino. Riaggressione immediata e baricentro alto. Quindi, per dire, se Di Maria stava costruendo associazioni con Messi, Neymar e Mbappé sul centrosinistra, non è che tornava subito indietro a ricompattarsi in fascia col centrocampo… Stava là ad aggredire in zona palla.  Ecco la Juve di Allegri non sempre difende così, anzi… Di conseguenza il Fideo dovrà adattarsi.


ASSIST MAN - In ogni caso Di Maria sarà prezioso per i suoi assist e toglierà finalmente la frenesia e il nervoso a Vlahovic, più volte pizzicato dalle telecamere intento a lamentarsi per i mancati suggerimenti dei compagni.  Solo CR7 (48) e Messi (41) hanno firmato più assist di Di Maria (35) in Champions League. E nella classifica dei migliori assist man di sempre, guidata da Messi (369 assist), sono sicuro che Di Maria, coi suoi 267 fra club e nazionale, si avvicinerebbe al podio. Eccone uno recente per Mbappé contro il Club Bruges. Stavolta in un 4-3-3, col falso nove Messi defilato a sinistra per far spazio al francese al centro.


La capacità di Di Maria di inventare assist è sorprendente. Ce ne sono per tutti i gusti: si va dai cross (su entrambe le fasce ma prevalentemente dalla fascia destra), alle rabone, fino ai filtranti impossibili d’esterno, come questo qui sotto. Ma il Dio che ha creato gli argentini è lo stesso nostro? 


TECNICA INFINITA - Vorrei infine concludere con un ultimo tributo alla tecnica infinita di questo giocatore. Potrei farlo mostrandovi un dribbling impossibile, un tiro perfetto all’incrocio o all’angolino, a giro o di potenza; niente di tutto questo. Voglio farvi vedere un gesto per palati fini. “Raffinatezza, Ventola!”.


Allo stadio Geoffroy Guichard, in un Saint Etienne-PSG novembrino, diluviava pesantemente. Di Maria attacca la porta alle spalle del terzino mal posizionato, Messi lo vede e lo serve con un filtrante morbido, alzando palla leggermente. La palla schizza, giusto, quando piove? Figuratevi sotto tutta quell’acqua. Ecco il momento in cui l’assist di Messi ‘rimbalza’ sull’erba. E schizza.


Come la addomestica allora Di Maria? Ma nella maniera che gli viene più spontanea, ossia di suola sopra al ginocchio. Un’idea folle per un comune mortale, vista la situazione, la traiettoria del pallone eccetera.


Adesso immaginate Bernardeschi che tenta la stessa giocata. È un altro mondo Di Maria, capite? Uno che di suola, nel diluvio universale, con palla che gli arriva ad altezza ginocchio, se la prepara e addolcisce così per calciare col suo piede preferito in tutta tranquillità, è semplicemente unico. Un artista. Il Manu Ginobili di Allegri.