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Dal 3-5-2 più triste dell’anno alla variante con Leao: Pioli ha già trovato l’antidoto alla crisi del Milan?

Dal 3-5-2 più triste dell’anno alla variante con Leao: Pioli ha già trovato l’antidoto alla crisi del Milan?

  • Luca Bedogni
    Luca Bedogni
Tutti i sistemi di gioco felici si somigliano; ogni sistema di gioco infelice è invece infelice a modo suo. Che bello che è l’incipit di Anna Karenina anche quando viene truccato e declinato in ambito calcistico. In questo articolo parleremo dell’infelicità tattica che sta attraversando il Milan, con particolare riferimento ai due sistemi di gioco visti nell’ultimo derby. Sì: due, non uno. Quello infelicissimo del primo tempo, e quello un po’ meno infelice del secondo, che non va confuso con un semplice ritorno al 4-2-3-1. 

UN DERBY ISTRUTTIVO - È stato un derby decisamente istruttivo da un punto di vista tattico. Ancora oggi infatti molte persone arricciano il naso quando sentono parlare di 3-5-2. Come se si trattasse di un modulo triste in sé. Inter-Milan arriva giusto in tempo per smontare questo falso mito. Da una parte c’erano i nerazzurri, che praticano un 3-5-2 aggressivo, propositivo e armonico, dall’altra il Milan che, per tanti motivi (di campo e non), ha deciso di regredire consapevolmente in una interpretazione puramente difensiva di questo stesso modulo, rinunciando tra le altre cose al pressing alto caratteristico. Ogni scelta di formazione pensata da Pioli sembrava rispondere in primo luogo ed essenzialmente a una domanda di natura difensiva.



Come evitare il gioco tra le linee di Dzeko? Come coprire l’ampiezza e i tagli dei quinti di Inzaghi? Rinforzando l’asse centrale del campo con un difensore e un centrocampista in più. Come fermare Barella? Mettendoci addosso Tonali, il mediano può farlo anche Krunic. Come oscurare Calhanoglu? Mettendoci Origi, che è più disposto di Leao a seguirlo in giro per il campo. Come si diceva una volta, Pioli si è messo a specchio, solo che lo specchio era rotto. Infatti dopo pochi minuti di gioco all’Inter è bastato muovere qualche pedina per ritrovarsi in porta con Lautaro (vedi l’immagine sotto). Scambio di posizione tra Calhanoglu e Mkhitaryan, il turco riceve da Bastoni in posizione decentrata e Origi perde Mkhitaryan. Così l’armeno, libero in zona di rifinitura, può imbucare per Lautaro. Miracolo del Tata. 



LA FASE OFFENSIVA DEL MILAN NEL PRIMO TEMPO - E siccome la priorità di Pioli era quella di ritrovare un po’ di coesione e solidità, risolvendo il problema evidente delle distanze saltate per aria del 4-2-3-1, la proposta con la palla non poteva che essere insufficiente. Nessuno in Serie A gioca più con un 3-5-2 tanto rudimentale. Con questi lanci ripetuti a cercare le due punte isolate, nella speranza di imbastire così una situazione pericolosa per gli avversari.



In perenne inferiorità numerica, chiamati a gestire palle alte con i centraloni dell’Inter pronti a montargli in groppa, Giroud e Origi non hanno combinato niente. ‘Lo schema rifugio’ della spizzata del francese per l’attacco alla profondità o della seconda palla di Origi non ha mai funzionato. Anche perché Origi o era troppo lontano (vedi sopra), magari a causa del compito difensivo su Calhanoglu, o faceva movimenti inevitabilmente leggibili. Senza parlare del vuoto che si apriva dietro le due punte, tutte le volte che provavano ad allungare la difesa dell’Inter.



Nel post partita Materazzi ha fatto a Pioli una domanda a metà tra l’intelligente e il malizioso: perché non puntare sulla gamba di Leao anche nel primo tempo, se la strategia del Milan era quella di aspettare e ripartire? Pioli ha risposto che stavolta voleva due attaccanti vicini, e che Leao non ce l’ha come caratteristica. Ma questo non è vero, Leao può fare tranquillamente la seconda punta.  

LA VARIANTE CON LEAO: CI SI PUÒ LAVORARE? - Più interessante la versione del Milan a tre dall’ingresso in campo di Brahim Diaz in poi. Ritrovando il trequarti, il Milan ha fatto un pochino meglio. Di fatto si è passati dal 3-5-2 a una sorta di 3-4-1-2 asimmetrico, specialmente con i cambi Leao e Saelemaekers. Infatti fra il 4-2-3-1 abituale e questo 3-4-1-2 esistono più punti di contatto, in quanto nello sviluppo offensivo si può sfruttare la duttilità del braccetto/terzino Kalulu a destra. Con una piccola rotazione di sviluppo, il Milan ritrovava le linee di gioco abituali del 4-2-3-1, per poi ricompattarsi nel modo seguente in fase difensiva, con Saelemaekers su Dimarco.



Con questa opzione, a Leao è richiesto meno lavoro difensivo in fascia, essendoci dietro il quinto e il centrocampista di catena, più la superiorità numerica garantita dai tre centrali. Dopo la gara di Riyad avevamo sottolineato un tatticismo dell’Inter  particolarmente fastidioso per la difesa del Milan. Quando Tonali usciva in fascia al posto di Leao, si creava un buco tra Tonali e l’altro centrocampista, oppure alle spalle del centrale rossonero che usciva forte in pressione a chiudere il buco a centrocampo. Ecco la soluzione trovata da Pioli nell’ultimo derby per rimediare a questo problema: tornati a due in mezzo al campo nella ripresa(3-4-1-2), c’era comunque un difensore in più che consentiva a un tempo di coprire il buco a centrocampo (qui sotto Gabbia) e la profondità (qui sotto Kjaer) su un eventuale taglio del quinto.



E poi le ripartenze acquistavano senso con Leao in una posizione ibrida tra esterno e seconda punta, pronto a sfruttare le avventura rischiose del braccetto Skriniar. 





Decisamente un’altra musica rispetto all’idea cervellotica di affidarsi prevalentemente agli strappetti di Messias mezzala nel primo tempo.






 

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