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Quella sciarpa giallorossa ben tesa per far leggere la scritta: 'Roma ti amo'. Vuole strillarlo a gran voce Flavio Cobolli, tennista 18enne fresco vincitore nel doppio juniores al Roland Garros di Parigi insieme allo svizzero Stricker. La sua foto sorridente dopo la vittoria ha fatto il giro del web, a Calciomercato.com Cobolli racconta la verità: "No, non era voluta. Appena ho vinto mio padre mi ha dato subito la sciarpa per scattarmi una foto e mandarla sul gruppo di famiglia Whatsapp. Non so come sia finita su internet, non me l'aspettavo". Come dalle parti di Trigoria non si aspettavano l'addio al calcio a soli 13 anni per andare avanti nel tennis. Era un terzino di belle speranze, ma al momento del bivio ha preferito tenere in mano una racchetta. E oggi ci racconta la sua storia.

Com'è nata la sua passione per la Roma?
"Grazie a mio padre. Lui è abbonato allo stadio da 25 anni, io da 15".

In che settore?
"In curva Sud. Perché, esistono altri settori per vedere la partita allo stadio?!".

Le sono arrivati tantissimi complimenti, anche la Raggi le ha dedicato un tweet: qual è stato il messaggio più bello?
"Quello della mia famiglia. Erano tutti contenti e mi hanno detto che li ho resi fieri, questo mi rende molto orgoglioso. Mi hanno fatto piacere anche i complimenti di Bruno Conti, ma me li aspettavo perché ogni tanto ci sentiamo, di Calafiori, col quale siamo amici, e di Fienga".

Non è che vogliono riportarla a Trigoria?
"Magari, se mi volessero fare un contratto in prima squadra tornerei di corsa".

In che ruolo giocava?
"Nasco come ala ma con il tempo sono diventato terzino destro, ho fatto un percorso simile a quello di Florenzi".

Quand'è stato il momento in cui ha rinunciato al calcio per dedicarsi solo al tennis?
"Fino ai tredici anni e mezzo ho sempre portato avanti tutti e due gli sport perché anche mio padre è stato un tennista. Poi ho dovuto scegliere e ho optato per il tennis: l'ambiente del calcio non mi piaceva e preferisco vincere da solo, ma nonostante questi fattori è stata una scelta difficile".

A casa come l'hanno presa?
"Mio padre è ancora arrabbiato nero, mi ripete sempre che avrei potuto giocare in prima squadra".
Magari in futuro...
"Mai dire mai, anche se ora è molto difficile. Ho 18 anni, alla mia età Totti aveva già esordito in Serie A".

Ha mai pensato a come sarebbe stata la sua vita se avesse continuato con il calcio?
"Sicuramente avrei avuto più soldi, ma non mi lamento di quello che ho scelto. Va bene così, non ho nessun rimpianto".

Che ricordi ha nelle giovanili della Roma?
"Tanti bei ricordi. Spesso mi sento ancora con Calafiori, Bove e Astrologo. Bruno Conti mi scrive che ripensa a quando ho preferito il tennis al calcio e ha ancora dei rimpianti; lui voleva che continuassi, mi dice spesso che non l'ho ascoltato".

Qual è il ricordo più bello che ha in giallorosso?
"Un gol contro la Lazio. Ero piccolo, giocavo con i Giovanissimi. L'ho messa dentro con una punizione calciata da destra e finita sotto all'incrocio. Mio padre aveva anche il video del gol, ma preferisco non rivederlo più".

Chi era il suo idolo?
"Daniele De Rossi, da sempre. Mi caricava, aveva un'energia positiva verso la curva e verso la Roma".

Tra Nadal-Federer e Roma-Lazio cosa sceglie?
"Tutta la vita il derby, anche perché non mi piacciono né Federer e né Nadal. Il mio tennista preferito è Djokovic".

Qual è il prossimo obiettivo?
"Punto a superare il traguardo di mio padre che è arrivato tra i primi 200 tennisti. E voglio farlo entro due anni".

@francGuerrieri