Credevamo che l’arrivo di Leonardo portasse al Milan la lucidità e la competenza necessarie a ricostruire una grande società, dopo il disastro lasciato da Fassone e Mirabelli. Quello che è successo nelle ultime settimane, e in particolare in questi giorni, ci sta facendo pensare che non sia così.

 

La gestione del caso Higuain non è stata degna di un club come il Milan, che non ha avuto la forza di opporsi a un suo giocatore. L’argentino, l’uomo più importante della squadra, ha deciso di andarsene e i dirigenti rossoneri, anziché richiamarlo alle sue responsabilità anche con forza, si sono lasciati travolgere. L’attacco pubblico di Leonardo al centravanti è stato un segnale di debolezza: i dirigenti forti impongono le loro decisioni, preferibilmente in privato, e soprattutto impediscono a un singolo calciatore di creare un caos simile a metà stagione, con una Champions da conquistare. Così ora l’affare Higuain si trasformerà in un clamoroso flop economico: questi pochi mesi di Pipita costeranno al Milan 9 milioni per il prestito e quasi altrettanti per l’ingaggio, una scelta che pesa e peserà sul bilancio anche a fronte dell’attenzione da parte dell’Uefa ai conti rossoneri.

 

Di fronte a questo, la grottesca situazione che si è creata nella trasferta a Gedda sembra una minuzia. Ma non lo è. La febbre di Higuain, la sua assenza nella foto con lo sceicco, le giustificazioni discordanti da un minuto all’altro, la panchina: un caos autoprodotto in casa rossonera. E, davanti a tutto ciò, il povero Gattuso abbandonato a se stesso, unico a metterci la faccia, a spiegare, a prendersi responsabilità. Alla vigilia della partita, mentre la Juve mandava Nedved a spiegare le ragioni bianconere in tv, il Milan non esisteva: Leonardo era a Milano e il trio inviato in Arabia (Gazidis, Scaroni, Maldini) si è chiuso nel silenzio. E non solo prima della gara, quando occorreva inviare un messaggio ai tifosi su Higuain, ma anche dopo, quando il popolo rossonero si aspettava una presa di posizione chiara e netta sugli errori dell’arbitro.

 

Al rientro alla Malpensa, Gattuso ha avuto uno scatto d’ira nei confronti di un giornalista che lo stava riprendendo con un telefonino. Non è stato un bel gesto, soprattutto non è stato un gesto da Rino. Ma se pensiamo a quello di cui si è dovuto fare carico in quest’ultimo periodo, siamo portati quanto meno a comprenderlo. Il Milan dell’educato Leonardo, del supermanager Gazidis, dell’inaffondabile Scaroni e dell’esigente Maldini sembra quello di Fassone e Mirabelli.

 

E pensare che un tempo, quando Leo e Paolo giocavano, il club rossonero era fenomenale nella gestione di rapporti, emozioni, comunicazione. Evidentemente non hanno imparato nulla.


@steagresti