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C’era una volta il gabbione di Livorno. Un posto mitico dove Massimiliano Allegri, da giovane, vinceva tutti i tornei estivi. Non ce n’era per nessuno, a quanto pare, trofei su trofei. Poi un bel giorno arrivò un ex impiegato in tuta, il classico brutto anatroccolo con la sigaretta in bocca e tanta voglia di palleggiare in faccia agli avversari. Doveva essere matto, quello, oppure un cazzo di perdente. Là dentro infatti vincevano sempre gli stessi e sempre nello stesso modo, era questione di DNA. “Nella vita”, amava discettare il giovane Max, “esistono le categorie. Giocatori che vincono e giocatori che non vincono, dirigenti che vincono e dirigenti che non vincono, allenatori che vincono e allenatori che non vincono mai. Il calcio è semplice, Dio Santo!”. Il segreto secondo lui era difendere meglio degli altri, prendere meno gol. Così si vinceva nell’italico gabbione. Ma arrivò il giorno in cui… la Juve di Maurizio Sarri vinse il campionato di Serie A. E lo fece contro un altro vincente nato, il rientrante e temutissimo Antonio Conte, un pesce grosso, conosciuto da tutti perché in grado di vincere subito, al primo colpo. Antonio era colui che, partito per l’Erasmus, aveva lasciato le chiavi del gabbione in mano ad Allegri. Voleva riprendersele…  
 
È caduta almeno una certa retorica con lo scudetto di Sarri. Forse, un’ideologia. Di fatto, anche alla Juve si può vincere diversamente. Sarri, insomma, non è stato un altro Gigi Maifredi (perché questo inizialmente si temeva). Sarri alla fine ce l’ha fatta, e da “perdente” (agli occhi degli juventini) si è trasformato in “precedente”, il precedente bianconero, il precedente di cui il calcio italiano forse aveva bisogno. Qualcuno, da quella stessa panchina, doveva pur provare a smentire la visione “castale” del bullo di Livorno. Perché sì, Sarri ha rovesciato la Juve di Allegri. Normale il risultato ibrido e incompleto di questo primo anno, talmente radicato era il credo del suo predecessore. Il gioco di Sarri non ha convinto del tutto? D’accordo, ma è stato comunque un lavoro titanico, una vera rivoluzione. Non possiamo dunque non dirlo sarrista, questo scudetto.     
 
RONALDO SENZA CENTRAVANTI-SPALLA - Per prima cosa, Sarri ha combattuto contro il principale luogo comune della stagione 18/19 (e oltre): accanto a Ronaldo serve un centravanti-spalla. Come sapete nei luoghi comuni c’è sempre un fondo di verità. C’è però anche tanto adagiarsi, tanto accontentarsi, il tutto condito da una vinaigrette di non-verità, per non dire menzogna. Dunque Mandzukic era così fondamentale per CR7? Secondo Allegri sì, secondo Sarri no. Si sosteneva allora che il croato fosse indispensabile per occupare meglio l’area, e soprattutto per portare via marcatori al fenomeno. E in quel contesto, nel contesto del gioco di Allegri, era verissimo.    



Questo luogo comune, tra l’altro, era praticamente inattaccabile, in quanto trovava le sue radici nella storia tattica di CR7, e in particolare negli anni di Madrid. Non si riusciva a immaginare Ronaldo senza Benzema. Benzema che gli faceva spazio, Benzema spalle alla porta, Benzema che distraeva gli avversari, Benzema insomma che “giocava per CR7”.



Sarri ha voluto presentarci invece un nuovo Ronaldo, lo voleva rilanciare dopo una stagione in evidente calo realizzativo (‘solo’ 21 gol in campionato, con Allegri, mai così poco in Spagna). Pure il trend non era positivo per il fuoriclasse portoghese. Era dal 2015/2016 che non superava i 30 gol in campionato. Oggi invece lotta con Immobile per il titolo di miglior marcatore, avendo finora segnato 31 reti in 32 presenze.
Perché questo avvenisse, che ci crediate o meno è servito il Dybaldo, ovvero mettere alla porta Mandzukic e con lui archiviare il concetto stesso di ‘centravanti-spalla’. Coraggio. Eresia. Se non è rivoluzione questa!
 
CREDERE NEL DYBALDO- Credere nel Dybaldo paradossalmente voleva dire mettere al centro del gioco Dybala, non CR7. È stata questa la principale differenza tra Allegri e Sarri. E Higuain è servito per coprire lo strappo. Per graduare il processo. Credere nel Dybaldo voleva dire fare un altro calcio, pensare palla a terra (solo 7 gol di testa contro i 19 dell’Inter… quindicesimo posto nella classifica dei cross contro il secondo dei nerazzurri…). Il tutto per tirar fuori il meglio da Ronaldo stesso e ovviamente riportare in auge l’argentino, immusonito per colpa di Allegri e finito inconcepibilmente tra i cedibili. Sarri, possiamo affermarlo tranquillamente, ha risolto il dualismo del primo anno, la rivalità implicita e strisciante fra le due primedonne Dybala e CR7. Li ha fatti giocare più vicino, palleggiare e dialogare di più.



Un esempio fra i tanti è il gol di CR7 in Juve-Parma.   



Sarri ha utilizzato Dybala in quattro ruoli. Dapprima seconda punta nel 4-3-1-2, poi trequartista nello stesso modulo, quindi esterno nel 4-3-3, infine falso 9 (vedi sotto nel derby post lockdown). Ah, falso 9 non è una parolaccia o un mezzo ruolo. Se uno ci crede e gioca un certo tipo di calcio, funziona. Può anche capitare di vincere uno scudetto, mettendo il solo Dybala là davanti, a fare il pesciolino sguisciante fra le gambe dei colossi.       



L’immagine simbolo dello scudetto di Sarri è però probabilmente questa qui sotto. La rete del 2-0 contro la Lazio. Dybala che potrebbe tirare e invece serve CR7. Finalmente una coppia legata dal campo, e non più solamente dai post dei canali social bianconeri.  



CUADRADO TERZINO - Tutto qui? Sarebbe già moltissimo in effetti. Secondo Sarri non esistono talenti incompatibili. L’attuale tecnico bianconero costruisce calcio rispettando i sogni dei bambini: la qualità non si sacrifica, i campioni devono giocare assieme, e il compito dell’allenatore è trovare una via. Così, mentre vi sottopongo l’ulteriore dimostrazione che si può vincere (e convincere) anche senza centravanti classico (il memorabile taglio di Dybala fra Skriniar, De Vrij e Godin nella partita di andata contro l’Inter), colgo l’occasione per cerchiare laggiù in fondo Cuadrado. Un giocatore offensivo (ancora qualità) che diventa in pianta stabile terzino.    

Ma non come trovata occasionale, perché manca il più affidabile De Sciglio o l’estroso Cancelo o per fare ‘all in’ in situazioni disperate. Non contro il Frosinone. Cuadrado a Sarri serviva come terzino regista, terzino di spinta e di possesso. Serviva per il dominio. Anche contro le big, tipo l’Inter.    
 
BENTANCUR REGISTA – A proposito di qualità, conservate quest’ altro frammento nella memoria. Nella gara di ritorno contro i nerazzurri, appena dopo il vantaggio (1-0, minuto 55), Sarri mette Dybala (minuto 59). Chi l’avrebbe mai fatto? Allora Sarri non temeva i blackout post Covid. Al momento del lancio di Bentancur (che porterà poi al 2-0), in campo ci sono quasi solo giocatori iper-offensivi: il tridente (CR7-Higuain-Dybala) più Ramsey mezzala e Cuadrado terzino. È un argomento abbastanza sarrista, questo?  



Bentancur è diventato poi un giocatore più essenziale con Maurizio Sarri, al punto da arrivare a sostituire senza problemi Pjanic nel ruolo di regista (nel girone di ritorno tutte le partite più importanti, Milan a parte, le ha giocate lui lì in mezzo). A volte questa cosa succedeva pure con Allegri, ma l’uruguaiano nella Juve non aveva mai convinto più di tanto davanti alla difesa. E Max in primis: il tecnico si lamentava (giustamente) di tempi di gioco e posture sbagliate. Con Sarri Bentancur è cresciuto e si è velocizzato, di piede e di testa. Adesso sì che è un buon palleggiatore. Avere la palla fa migliorare, è normale.     
 
DIFENDERE IN AVANTI, PRESSING – Adesso che si gioca ogni tre giorni, col caldo, i blackout e gli infortuni, corriamo il rischio di dimenticare certe prestazioni notevoli della Juve, anche per quello che riguarda il difendere in avanti, il pressing e il contropressing. Mi viene in mente un 4-0 rifilato al Cagliari di Maran, quando ancora il Cagliari stava impressionando.



Juve schierata col rombo, Dybala e CR7 in pressione feroce sul giro-palla dei sardi. Ronaldo intercetta il passaggio di Klavan e segna l’uno a zero.



Ma il “difendere in avanti” perenne richiesto da Sarri in contrasto con la “difesa posizionale” di Allegri, richiederebbe di per sé un altro approfondimento.
 
LAMPI DI SARRISMO – Insomma, fu Sarrismo? Di sprazzi di bel gioco se ne sono visti eccome. Mi spiace per i detrattori più incalliti ma non saprei come altro chiamare certe combinazioni al limite dell’area avversaria, tipo questa del gol di Dybala contro il Milan (partita di andata). È cambiato proprio il modo di attaccare l’area, con Sarri.    



Il tridente così vicino, stretto per combinare su posizioni scaglionate tra le linee, è cifra sarrista. Poi d’accordo, si respira ugualmente un senso di compromesso e di incompiuta. Lo scudetto, comunque, l’hai vinto così, coi famosi (ma per alcuni soltanto ‘famigerati’) passaggini.   



LO SCUDETTO DI MR. 33 SCHEMI- L’hai vinto anche grazie a ‘Mister 33 schemi’ su palla inattiva, che è poi un altro modo per dire Sarri. Con la Juve in difficoltà per vari motivi, contro il Sassuolo e la Samp, sono tornati utili gli schemi su calcio piazzato e corner. Forse non è un caso allora aver vinto lo scudetto di una vita, il primo scudetto, in questo modo. Il coronamento simbolico di una lunga carriera da allenatore-annotatore, salito di categoria in categoria con grande merito e fatica, è guardare CR7 che realizza un gol di questo genere. Non la vedete ancora abbastanza la mano di Sarri?



LA ZONA SUI CORNER – Infine un’ultima considerazione: in Serie A la Juve ha subìto un solo gol su calcio d’angolo. Da Cornelius del Parma. La zona pura imposta a inizio anno (altra rivoluzione), quella zona che sembrava un suicidio dopo la gara di Champions contro l’Atletico Madrid, si è rivelata invece assai affidabile e performante, perlomeno in Italia. Possiamo fargli i complimenti, adesso, al Comandante?