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Era a un passo dagli emiri del Paris Saint-Germain, ha preferito restare a casa: «Il Milan è casa mia». Da quando è scoppiato il caso Pato («L'imbroglio Pato» ha titolato L'Équipe), sono in molti a chiedersi cosa si debba intendere per casa rossonera: Milanello o Arcore? Se lo chiedono i compagni di squadra, se lo chiede Adriano Galliani, cui forse hanno fatto fare la figura più barbina della sua lunga carriera dirigenziale, se lo chiede l'allenatore Allegri (subito risarcito con un balsamico rinnovo), se lo chiedono tifosi e appassionati di calcio.
Com'è noto, Alexandre Rodrigues da Silva, detto Pato, cioè Papero, dopo un breve matrimonio con la modella Sthefany Brito, cui, da papero peperino, dedicava i gol correndo per il campo con le dita a forma di cuore, è ora fidanzato con Barbara Berlusconi e si trova nel non facile ruolo di genero del padrone. Situazione imbarazzante, anche perché Lady Barbara è nel Cda del Milan, insomma anche lei si trova nel non facile ruolo di fidanzata e padrona del dipendente. Qualche lettore ricorderà il caso di Simona Marchini, figlia di Alvaro, presidente della Roma negli anni 70, e moglie del capitano della «Maggica» Ciccio Cordova. Il matrimonio finì dopo dieci anni ed è finita che Simona ne ha fatto un tormentone delle sue gag. Qualcun altro ricorderà che anni prima Giovanna Agusta, graziosa contessina, erede del re degli elicotteri, si innamorò di Josè Germano, la pelle scura come la pece.
Pare che in allenamento, nello stile di allora, lo chiamassero «Bongo Bongo». Furono fatte pressioni sui dirigenti milanisti, molto vicini al conte Agusta, perché il matrimonio fosse evitato. Invano.
 
Perché il Gran Rifiuto di Pato al suo amico Ancelotti? I commenti si sprecano. È stato Silvio Berlusconi (lo ha ribadito anche ieri) che ha fatto quattro conti e ha detto no a Carlitos Tevez? È stata Lady Barbara, un po' spaventata dalle notti che la Ville Lumière sa offrire? In proposito, circola un altro soprannome: «Pato Patonza». 
Ma se per caso oggi Pato segnasse un gol e il Milan vincesse il derby, la storia piglierebbe tutta un'altra piega. Alexandre sarebbe «Pato Pathos» per sempre: passionalità, impeto, emozione. Nel cuore dei milanisti, più papero di Paperino.