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La pena per il pene mozzicato è di cinque anni di squalifica. Brutte cose. E’ successo in Francia, a 30 km. d Metz, vicino al Lussemburgo, durante una partita di seconda divisione, siamo tra i dilettanti (ma nemmeno poi tanto considerata la ferocia: qui si tratta di professionisti), in cartello Terville vs Soetrich, sfida che risale al 17 novembre dell’anno scorso e che solo ora trova rilevanza per la decisione del Giudice Sportivo. Dunque, le solite cose. Partita combattuta, botte da orbi in campo, nervi tesissimi. Come succede nei campionati dilettanti, doccia e poi via, magari a bere una birra. Magari. Perché nel parteggio del campo sportivi di Terville - un comune di poco più di 6000 abitanti - scoppia una rissa. I giocatori si menano, senza risparmiare i colpi. Anche proibiti. Succede infatti che un terzino del Soetrich si avventi ringhiando sulle parti intime di un avversario e gli dia un morso. Secco, brutale. A seguire: ambulanza, pronto soccorso, 12 punti di sutura sul pene del malcapitato, quattro giorni di prognosi, assenza dal lavoro, ricorso del ferito, giudice sportivo. E zac. Cinque anni di squalifica per il terzino del Soetrich e 200 euro di multa per i dirigenti del Terville, puniti perché non hanno nemmeno provato a sedare la rissa.

Capita che ogni tanto la partita - e il post-partita - si trasformi in un ring, con colpi vietati dal regolamento e dal buonsenso. Il morso più famoso della Premier League è quello dato da Jermaine Defoe del Tottenham a Javier Mascherano del West Ham. Per fortuna alla spalla. Più di recente - in serie B - durante un Bari-Lanciano, il difensore bosniaco Enis Nadarevic morse la coscia di Diego Falcinelli: tre turni di squalifica. Il calcio da judoka di Cantona al tifoso del Crystal Palace (1995) ormai fa parte della letteratura horror del calcio, ma anche il morso di Suarez a Chiellini (Mondiale brasiliano del 2014) non è meno «pulp». Il «Pistolero» si beccò quattro mesi di stop, invece Tassotti che colpì al volto con una gomitata a freddo Luis Enrique (1994) se la cavò con 7 turni di squalifica. In campo succede di tutto. Le cronache raccontano di un’amichevole nei tardi ’60 del Napoli in Germania finita a pugni, con il «panzer» Dino Panzanato che - per difendersi - prese a calci un cavallo della polizia tedesca che era intervenuta per calmare gli animi. Poteva finire in tragedia la storia dello scontro tra Massimiliano Ferrigno e Francesco Bertolotti, con il primo che prese a pugni il secondo un’ora dopo un Como-Modena del 2000: Bertolotti cadde, picchiò la testa, andò in coma e rischiò di morire. Oggi Bertolotti ha una placca di metallo in testa. Esattamente tre anni fa, nel 2017 a Sesto Imolese, in provincia di Bologna, durante una partita tra dilettanti, un calciatore staccò a morsi l’orecchio del’avversario, replicando quanto fatto da Mike Tyson a Evander Holyfield il 28 giugno 1997 durante un incontro a Las Vegas valevole per l’assegnazione del titolo dei pesi massimi WBA.
Ma e proprio vogliamo restare in tema di parti intime, se è stata leggera la «toccatina» sul sedere del marocchino Neqrouz a Pippo Inzaghi in un Bari-Juventus o persino comica la morsa dello spagnolo Michel all’apparato genitale di Valderrama; va ricordato il morso - diciamo solo accennato - che Francisco Gallardo diede al pene di Antonio Reyes per festeggiare un gol. È successo nel 2001, in un Siviglia-Valladolid. Gallardo e Reyes erano compagni di squadra. Si stavano abbracciando, avviluppati come in un amplesso. La Federazione spagnola accusò Gallardo di «infrazione alla dignità sportiva e alla decenza». Reyes disse di non essersi accorto di nulla. «Ho sentito solo un pizzicotto». Volersi bene è la cosa più importante.