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Ricomincia il campionato di calcio (divisione nazionale serie A, come radiosnocciolava un tempo Carosio: precisare necesse est, semper, anche e anzi più che mai in tempi di fulminei ancorché talora ermetici social che trasformano uno scambietto estivo di pallonate in una partita del secolo). Un pronostico facile: il campionato 2019-2020 non riuscirà ad essere noioso quanto il campionato finito poche settimane fa, cioè moltissimissimo tempo fa: e non c’entrano i risultati, la classifica, le incertezze e le certezze, c’entra il fatto che il calcio è cambiato non come calcio giocato (più o meno sempre lo stesso, casomai variano le tecnologie per regolarlo e rappresentarlo, ma ormai siamo vaccinati per ogni novità), ma come calcio percepito in senso affaristico/economico.

Ci sono è vero novità da fare vibrare i banconi anche di zinco supermassiccio del Bar Sport: Juventus, Inter, Milan e Roma hanno cambiato allenatore. Delle grandi (insomma…) solo la Lazio ha tenuto Inzaghi, forse perché non glielo hanno voluto portare via, solo il Napoli ha confermato il suo mister, ma Ancelotti ormai ci appare come un anziano anzi un vecchietto sazio, stanco e stufo, cioè filosofo, che naviga fra il  tran-tran del contratto di ferro e la decisione clamorosa, presa perché “gli gira”, cosa legittima dopo una certa età, dopo soprattutto tanti successi a esaltare un gran bel cumulo di esperienze.

Andiamo avanti piluccando curiosità: Gasperini è rimasto, e lui si dice felice, con la sua piccola enorme Atalanta, in Champions però maltrattata in amichevole dal Getafe: e dire che è uno che ha anche assaggiato l’Inter. Domanda brutale: possibile che non gli abbiano offerto miliardoni con un tipico contratto demenziale? Domanda curiosona e plurima: lo hanno cercato, non si è fatto cercare, non si è fatto trovare, era inutile cercarlo? Ha benedetto l’arrivo di Martin Skrtel, gigantesco difensore slovacco,  una poltiglia d consonanti con una sola vocale, un problema di dizione per i giornalisti radiotelevisivi, ed anche un problema di tasti per chi scrive su carta.

Ma andiamo alla asserzione iniziale: perché pensiamo che il campionato che ci arriva addosso non  sarà noioso come il campionato precedente? Perché il calciomercato è stato come non mai animato da ipotesi, polemiche, bufale, trovate, liti, bidoni e magari anche truffe, e si capisce anche grandi affari, e in sostanza sarà impossibile non appassionarsi, sia pure morbosamente, colpevolmente alla vicenda di Tizio spacciato come frutto raro mentre è una bacca di rovo, di Caio pagato come un novello Maradona mentre è soltanto un mancino, di Sempronio improvvisamente scoperto campione ergo supercommercializzato, di Pallino che è davvero un Pinco qualsiasi. Ci sarà da divertirsi, almeno quando queste truffe riguarderanno il nemico. Essì: procuratori agenti manager rappresentanti parenti e serpenti dei giocatori hanno fatto il mercato, scambiandosi assi ma anche ectoplasmi, facendoli ovviamente strapagare tutti alle società, strizzandosi permanentemente l’occhio, incassando commissioni sceiccali, insomma fregando(ci) tutti.

Ecco, proprio la verifica, il rapporto meglio fra incensi e fumi di luglio-agosto e il rendimento sul campo sarà forse il motivo più avvincente del campionato: sapere quanto “quelli lì” sono stati furbi ad ingannare e quindi anche ingannarci, quanto siamo stati stupidi noi a lasciarci (volerci lasciare..) ingannare, quanto è stato balletto, manfrina, lago dei cigni neri e bianchi. La Juventus ha in un certo senso ribadito la sua superiorità sul resto del nostro mondo calcistico acquistando un grande giovane difensore olandese, un serio centrocampista gallese, e in senso negativo ma pur sempre di alta vis popolare alimentando con l’inter rivale classica, la storiella infinita o quasi di Icardi-Dybala-Lukaku-Dzeko, regia magari di Antonio Conte angelico di occhi chiari e vendicativo di cuore o cervello. 

E si è pure permessa di detenere per un poco la gaffe del secolo, i biglietti di Juve-Napoli, seconda giornata, vietati a chi è nato in Campania, da Sarri in su o in giù. L’Inter le ha dato una forte mano, idem la Roma. Per mere ragioni economiche il Milan non ha offerto grandi temi al Bar Sport, come la stessa Roma. Per il Torino più che promettente Cairo ha promesso acquisti, usando poi la celebre frase quando si riscopre il valore di un giocatore già in possesso del club: è lui il nostro vero colpo di mercato. Ma ha tenuto Belotti, cosa importante e saggia. Lazio e Fiorentina rimbalzano dalle ipotesi di buon campionato saggio a quelle di buon campionato matto, è già qualcosa. Ma adesso stiamo scrivendo troppo seriosamente, mentre l’estate ormai abbastanza scorsa non abbiamo smesso di ridere.