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Nicaragua, uno dei pochi paesi in cui il calcio non si è fermato nonostante la minaccia del coronavirus. Anche perché il governo locale ha confermato soltanto 14 casi ufficiali e ha preso come unico provvedimento quello di chiudere le scuole internazionali. Per il resto, la vita trascorre con normalità, come racconta al sito della Gazzetta dello sport il bergamasco Simone Valli che, dopo un lungo peregrinare che l'ha portato in giro per il mondo, oggi veste la maglia del San Marcos, club di seconda divisione.
"Ho giocato anche nell'Olhanense allenata da Giuseppe Galderisi e in cui giocava gente come Dionisi, Santana e Obodo", racconta Valli, che ha poi maturato delle esperienze anche in Galles, Spagna, Romania, Thailandia, Hong Kong e Venezuela, prima dell'approdo in Nicaragua per disputare la seconda parte di stagione. Tanto è bastato per guadagnarsi il titolo di miglior giocatore straniero del Clausura e migliore in assoluto del campionato di Segunda Division.

Ma c'è una cosa più difficile da sopportare per Valli della minaccia del Covid-19: "Il livello della competizione è condizionato dagli stadi ma soprattutto dal clima. Fa talmente caldo che gli allenamenti sono alle 6 del mattino, perché poi diventa un incubo correre". Niente in confronto a quello che la gente delle sue parti ha dovuto sopportare nelle passate settimane: L’emergenza sanitaria che ha colpito, in particolare, la Bergamasca, la mia terra d’origine, avrà delle conseguenze sul lungo termine: nulla sarà come prima".