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Inutile negarlo. Il ritorno di Marco Giampaolo sulla panchina della Sampdoria è di quelli che lasciano basiti. Se è vero, infatti, che la sua precedente esperienza in blucerchiato è stata la migliore della sua carriera di allenatore, è altrettanto vero che il tecnico ritrova un posto in serie A dopo i fallimenti clamorosi alla guida di Milan e Torino. Due cadute che avrebbero stroncato chiunque, ma non lui, l’allenatore dalle sette vite che, evidentemente, gode ancora di una solida credibilità, nonostante i risultati scadenti e i molti esoneri. Leggere per credere.

Per Giampaolo questo è il tredicesimo campionato di serie  A. E’ stato esonerato sei volte (una volta ogni due tornei) alla guida di otto diverse squadre e la sua media punti in serie A è particolarmente bassa: 1,14 punti a partita.

La sua peggior stagione nella massima categoria è stata quella di Cesena nel campionato 2011/2012. L’allora presidente Igor Campedelli era convinto di avere allestito una squadra competitiva, ma il campo lo smentì. Giampaolo venne esonerato dopo nove turni, senza aver vinto mai, ma avendo collezionato appena tre pareggi e realizzato la miseria di tre gol.

Giampaolo non è stato sollevato dall’incarico solo in cinque campionati (su dodici) e precisamente con il Siena (2008-2009), con l’Empoli (2015/2016) e nelle tre stagioni consecutive con la Sampdoria. Forse il ritorno in blucerchiato si deve al suo miglior risultato in carriera (nono posto frutto di 53 punti e con Quagliarella capocannoniere), ma da allora tanta acqua è passata sotto i ponti e, purtroppo  per lui, era tutt’altro che limpida.

Pessime, nello specifico, le ultime due ultime stagioni in serie A. Prima con il Milan, nel torneo 2019/2020, con sole sette partite in panchina (tre vittorie e quattro sconfitte), nove punti e nono posto in classifica, solo sei gol segnati. Esonerato per far posto a Stefano Pioli.
Poi con il Torino, nel 2020/2021, dove va anche peggio. Il presidente Urbano Cairo, che aveva avviato con lui un progetto a lungo termine e credeva ciecamente nelle sue capacità, gli concede diciotto turni di campionato. Si arrende dopo il pareggio casalingo con lo Spezia (0-0), con il Toro incapace di vincere nonostante la superiorità numerica dall’8’ del primo tempo (espulsione di Vignali). Desolanti i numeri di quell’esperienza. Giampaolo lascia la squadra granata in piena zona retrocessione con appena tredici punti in diciotto partite frutto di due vittorie, sette pareggi e nove sconfitte. Per sovrammercato, la squadra ha perso ventitré punti partendo da una situazione di vantaggio.

Ora si dice che Giampaolo, troppo frettolosamente definito un maestro di calcio, renda al meglio se ha la possibilità di cominciare la stagione con un club e non di salire in corsa a campionato cominciato. Peccato che a Milano e Torino non sia andata così e che adesso, alla sua seconda esperienza alla Sampdoria, debba fare di necessità virtù e salvare la squadra quando il girone di ritorno è già iniziato.

Come si può constatare, Giampaolo ha fallito con club piccoli, medi e grandi. E a nulla serve ricordare quella sorta di choc emotivo provocatogli dalla Juve quando l’allenatore era alla guida del Siena. L’amministratore delegato dell’epoca, Blanc, lo convocò un paio di volte a Torino per colloqui esplorativi. Poi, quando tutto sembrava fatto, lo invitò anche casa sua annunciandogli che sarebbe stato lui l’allenatore della Juve, appena risalita dalla serie B. Invece, un paio di giorni dopo, forse forzato dal presidente Giovanni Cobolli Gigli, Blanc cedette e allenatore fu nominato Ciro Ferrara. Si dice che la mazzata per Giampaolo sia stata tremenda e che da quell’episodio abbia faticato poi a riprendersi. 

Detto che bisogna avere rispetto per l’equilibrio e i sentimenti altrui, la storia di Giampaolo ha poi incrociato quella ultracentenaria e onusta di gloria del Milan. E a quel punto l’allenatore ha fallito comunque. Che la sua comfort zone sia solo la Sampdoria? Di certo questa ha l’aria di essere l’ultimissima chiamata.