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Il telefono squilla in continuazione, tra chiamate, messaggi e promemoria. E’ metà agosto, tempo di ferie per molti ma certamente non per i procuratori e gli intermediari, che proprio in questi giorni devono accelerare per chiudere in tempo le operazioni rimaste in agenda. Tra un colloquio e l’altro, arriva il giorno di Fiorentina-Twente, playoff di andata di Conference League: “Sentiamoci più tardi, ché tra poco intervengo ad una radio di Firenze e non ce la faccio ad essere preciso come vorrei altrimenti”. Detto fatto, Marco De Marchi risponde: la sfida di stasera è solo un pretesto, molto presto muoviamo verso altri argomenti, sempre in salsa olandese, una nazionalità che ha sempre più a che vedere con il nostro campionato. Specie nell’ultima sessione di mercato, con Wijnaldum e De Ligt in entrata e in uscita, ma anche con le voci su Dumfries e qualche arrivo interessante negli ultimi giorni. De Marchi, oggi agente  molto attivo sul mercato dei Paesi Bassi, è stato un difensore del Vitesse dal 1997 al 2000, ed è noto in Olanda come il primo italiano ad aver giocato in Eredivisie, la prima divisione locale.
 
"Tu forse neanche eri nato allora... - scherza Marco, sottostimando solo leggermente i 25 anni dell’autore dell’intervista - Vado orgoglioso di essere il primo italiano ad essere passato dalla prima divisione italiana a quella olandese. È stata anche la possibilità di questo record a convincermi, perché la delusione di non poter continuare al Bologna di cui ero capitano era grande. Inizialmente ero curioso, forse anche scettico, poi mi sono accorto di aver davvero fatto bingo”.
 
CASA - L’aria di Schiphol, crocevia aereo di Amsterdam, oppure quella di Eindhoven, sono un toccasana per De Marchi, che ha vissuto la transizione del calcio olandese verso un maggiore pragmatismo, senza perdere di vista la priorità assoluta: attaccare. “Se tu sei alla Crujiff Arena e vedi l'Ajax che chiude il primo tempo avanti 3-0 e poi cerca di gestire, ci sta che il pubblico fischi lo stesso, perché vuole sempre vedere una squadra all’attacco. Oggi c'è sempre grande voglia di attaccare, come in passato, ma più attenzione al segno finale. Poi magari il Twente stasera mi smentisce..."
 
TERRENO FERTILE – Van Wolfswinkel, capitan Propper, Rots, Vlap. Stasera ci sarà da ballare al Franchi, ma la Fiorentina non deve aspettarsi grandi novità da parte del tecnico Ron Jans: “Il Twente è una squadra tipica olandese, con i 4 difensori in linea e due centrocampisti dinamici, le ali a piede invertito che entrano dentro al campo. Queste sono le linee guida che si troveranno a dover fronteggiare stasera i viola”. A questo punto la domanda sorge spontanea: ma Lucca, in questo mosaico, ci si inserirà bene? Avrà fatto la scelta giusta a passare dal Pisa all’Ajax? “Ci sono delle situazioni per le quali a volte riesci ad essere felice anche quando un ragazzo italiano promettente lascia il nostro Paese”. In che senso? “Un nostro connazionale che indossa una maglia così prestigiosa è un orgoglio a prescindere da tutto. Dopodiché bisogna capire quanto sia pronto per poter essere messo a quel livello lì. Ci sono tante pressioni nell'Ajax, per Lucca è un bel test”. Una sorta di Erasmus del pallone, come quello che ha affrontato Scamacca prima di rientrare in Italia e guadagnarsi a suon di gol con Genoa e Sassuolo la chiamata del West Ham. “Sarebbe giusto e intelligente inviare qualche giovane attaccante italiano in più in Olanda, perché è più semplice fare gol e perché il campionato olandese è molto seguito dagli scout, si aprono orizzonti migliori verso tutti i campionati".
 
DALL’AJAX A TORINO – L’Ajax però sa anche vendere: appena sente il nome del nuovo acquisto del Torino, Perr Schuurs, De Marchi fa un interessante preambolo: “Pensa che nel 2001, quando ho smesso di giocare a calcio, sono andato a rovistare nei libri di storia del calcio, per cercare qualche difensore olandese capace di fare fortuna anche all'estero. Non so se ho cercato bene, ma ho trovato allora solo Stam, tutto fuorché il classico difensore olandese. Poi forse Krol, ma si tratta di un calcio ormai lontanissimo, che nessuno ricorda più (di sicuro non i due interlocutori, ferventi appassionati dell’Olanda 1974 di Rinus Michels), e il mio ex allenatore Ronald Koeman, atipico in un altro modo pure lui. Poi ecco una generazione che fa capo a Van Dijk e prosegue con De Vrij, De Ligt, Botman. E ne escono di continuo!” Sì, ma Schuurs? “Giusto. Mi sento di definirlo un po' impropriamente l'erede di De Ligt, nel senso che ha proprio quelle caratteristiche. Ha la stoffa, il Torino ha fatto un grande acquisto. Rimane solo da capire come e in quanto tempo possa adattarsi al calcio e al modo di difendere di Juric". Già, ma come mai De Ligt non è riuscito ad esprimersi al meglio alla Juve? Magari si può augurare qualcosa di meglio, rispetto alle attese, a Schuurs sull’altra sponda del Po. “Le difficoltà che ha incontrato alla Juve sono evidenti, ma non sufficienti a cambiare la valutazione su di lui, che all'Ajax giocava a 18 anni come se ne avesse avuti 30. Quando si vuole andare via da un club come la Juve, vuol dire che non è nato un legame. E forse a questo punto è anche giusto così, ha una logica venderlo dato il prezzo e soprattutto dato chi è arrivato. Bremer si deve adattare come Schuurs ad una difesa nuova, nell'altro senso, ma con tutto il rispetto per Skriniar e Bastoni è nettamente il difensore migliore che ci sia in Serie A". Che poi, in Juve-Cremonese Bremer avrà a che fare con Dessers, che al Feyenoord ha stupito tutti in Conference League, fermato solo in finale dalla Roma. "Non ha iniziato bene in realtà, ma si è ripreso e ha trovato ritmo in Coppa. Mi piace il suo coraggio: vale per Lucca e vale al contrario per lui, fare gol in Olanda è più facile che farne in Italia. L'ho visto determinato, darà in ogni caso una grande mano".