Oggi, in coincidenza con la prima semifinale mondiale tra Francia e Belgio, è stato il giorno del grande annuncio atteso dal 23 dello scorso mese, quando quattordici ragazzini thailandesi e piccoli calciatori della squadra dei “Cinghiali” rimasero intrappolati con il loro allenatore in un grotta nel nord del Paese inondata dall’acqua piovana. Un drammatico evento che credo abbia riportato in superficie nella memoria  di tutti gli italiani di una certa età le strazianti scene che la televisione di Stato trasmise, in bianco e nero, in arrivo da Vermicino. Un luogo della nostra Italia assolutamente anonimo destinato a passare alla storia, perché divenne la tomba del povero Alfredino Rampi, un bimbo che era cauto in una buca profondi e talmente stretta nella quale nessuno riuscì a calarsi per poterlo agguantare e riportalo in salvo. Neppure il volontario contorsionista il quale, sotto lo sguardo del Presidente Sandro Pertini lacrime, ritornò da quel budello senza avercela fatta a raggiungere il piccolo le cui urla disperate si affievolirono sempre di più con il trascorrere del tempo sino a quando da in quell’abisso scese un tragico silenzio.

Per fortuna, meglio è andata ai ragazzini asiatici, di dodici e sedici anni, e al loro mister venticinquenne ed ex monaco buddhista, la cui unica “colpa”, per aver coinvolto i suoi ragazzi in un’avventura che avrebbe potuto concludersi in maniera sconvolgente è stata quella, forse, di  aver peccato in una certa superficialità, dovendo invece essere consapevole dei rischi che il meteo avverso poteva riservare, come effettivamente è accaduto. Il proposito e le finalità dell’allenatore erano comunque più che lodevoli, poiché il progetto di quella “gita” molto speciale nel ventre della terra era mirato alla volontà di “fare gruppo” come dovrebbe avvenire per ogni team sportivo. I “cinghialini” thailandesi appartengono, tutti, a una classe sociale povera. Figli di contadini e di braccianti proprio nel gioco del calcio hanno trovato un momento molto importante di riscatto anche sociale. Tutti per uno e una per tutti. E hanno rischiato di morire tutti insieme nel buio di giorni popolati da chissà quali orribili fantasmi e orchi cattivi che difficilmente potranno mai cancellare dai loro prevedibili incubi notturni.

Paradossalmente il proposito del loro mister ha funzionato alla perfezione. I giovani ragazzi, anche quando saranno diventati adulti, non smetteranno mai di essere “fratelli” legati per la vita da un’avventura al limite dell’impossibile. Il mondo li applaude insieme con i loro salvatori. Messi ha già inviato il suo messaggio di felice solidarietà. Ora, dopo l’annuncio del lieto fine, spetterà alla nazionale campione del Mondo dedicare “cinghialini” la Coppa che verrà assegnata domenica in Russia.