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Maxi bon. Il derby è suo: cresta bionda, ciuffo ribelle, un gol per cancellare polemiche e tweet. Se n'era andato da Catania con l'etichetta di giocatore superfluo, offerto a mezza Europa, finito in copertina solo per la rottura con la moglie. Non so come abbia fatto a non dire mai nulla pubblicamente, vorrei avere io quell'equilibrio. Niente, il suo pensiero è sempre stato rivolto ai bambini, mai una parola fuori posto. Che Wanda e Mauro vivano felici e contenti, cavolacci loro. Lui ha risposto sul campo, prendendosi la Lanterna e riprendendosi la Samp, tutto in una notte. E in una telefonata. Quella di Mihajlovic, suo allenatore a Catania, nel momento più positivo (di gol e prestazioni) dell'esperienza italiana. In difficoltà per trovare una punta e senza soldi da spendere, ecco la lampadina che si accende. Sinisa ne parla con Osti, insieme chiamano De Canio per avere informazioni fresche sullo stato di forma dell'argentino, pochi minuti e parte la chiamata verso Catania. "Vediamoci lunedì a Genova, voglio vederti da vicino, non mi fare brutti scherzi", c'è posta per Maxi. E ci sono voci, non controllate e non veritiere, che descrivono un Lopez con la pancia. Piena. Chi ha modo di stare vicino a lui giura subito sul contrario e se ne accorge anche l'allenatore della Samp. Un'occhiata al fisico asciutto, la firma immediata sul contratto. E sulla partita più importante per la città di Genova. "Sono ancora qui", mima Maxi Bon ai suoi tifosi in festa. Perché gallina vecchia fa buon derby.