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MARCO DI VAIO, capitano e goleador del Bologna, festeggerà domani, contro il Cagliari, le sue prime 100 partite in rossoblù.

Che significato ha per lei questo traguardo?
«Dentro ci sono sofferenza, gioia e orgoglio».

Le dà emozione vera o si sta inchinando alla statistica?
«Per capirci, rinuncerei più facilmente ai 53 gol che al senso dell’appartenenza».

Lei ha stupito Bologna. In che cosa Bologna ha stupito lei?
«La rapidità e la naturalezza con cui io e la mia famiglia ci siamo ambientati».

Che differenza c’è fra i primi giorni in rossoblù e oggi?
«La differenza è in un ‘come’. Prima ci sentivamo come a casa nostra. Ora con Malisa e le bimbe, Sara e Sofia, siamo a casa nostra».

E’ un simbolo di questa città. Sperava di diventarlo?
«No, è successo tutto molto rapidamente. Arrivai nell’estate del 2008 con un contratto di nove mesi. Vedevo premiare gli altri giocatori-simbolo e non pensavo che sarebbe capitato anche a me».

Con quale ambizione lasciò il Genoa per venire qui?
«Mi sarebbe bastato dimostrare che ero ancora da serie A, dopo qualche stagione difficile».

In realtà, com’è andata?
«Con squadra e città si è creato un rapporto solido che guida la famiglia nelle decisioni quotidiane».