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Donnarumma vittima dei pregiudizi: non gli si perdona di aver lasciato il Milan

Donnarumma vittima dei pregiudizi: non gli si perdona di aver lasciato il Milan

  • Giancarlo Padovan
    Giancarlo Padovan
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Trattandosi di uno dei più grandi portieri del mondo, non condivido l'ondata di scetticismo che sta investendo Gianluigi Donnarumma. E' vero che domenica è stato espulso per aver mancato la palla, in uscita, ed aver colpito l'avversario nella partita del Paris Saint-Germain a Le Havre. E' vero che i tifosi francesi hanno inneggiato al ragazzino, il terzo portiere, che ne ha preso il posto, facendo parate significative. E' vero che con i piedi Donnarumma è impreciso, spesso goffo, molte volte sgraziato. 

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Ma sostenere, come fa una parte della stampa, anche italiana, che il portiere rischia la titolarità al Paris e, soprattutto, in azzurro è triste ed esagerato. Spalletti, al Gran Gala del calcio, in un'intervista a Sky, lo ha giustamente stimolato ad allenarsi meglio e anche di più, a riprendere affidabilità e sicurezza. Tuttavia dimenticare quel che Donnarumma ha fatto al Milan, allo stesso Paris (basta ricordare la gara di ritorno in Champions a San Siro) e, soprattutto, in nazionale è da ingrati. 

Se c'è un calciatore che più di tutti gli altri ci ha consegnato la Coppa Europa è proprio Donnarumma. Sia per i decisivi rigori parati, sia per le prestazioni durante quel torneo. Non a caso fu premiato come il migliore in assoluto di tutta la manifestazione. Ho la netta sensazione che, quando si parla di lui e dei suoi errori, le parole siano venate da pregiudizio. Non gli si perdona di essere bravo e di esserlo stato fin da piccolo. Non gli si perdona di avere guadagnato tanto. Non gli si perdona di avere una lunga carriera davanti a sè. E, soprattutto, non gli si perdona di avere lasciato il Milan a parametro zero. Perciò molta gente lo fischia a prescindere. E, a prescindere, è felice se prende qualche gol di troppo. 
 

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