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Dybala è un giocatore fondamentale. La nostra difficoltà dal punto di vista tattico, è solo far coesistere due calciatori atipici, nello stesso momento, in campo. Dal punto di vista dell’ordine tattico non è semplice farli giocare insieme.” Non è l’Allegri ragioniere a parlare, bensì il corsaro Sarri, alla vigilia del (finalmente!) calcio giocato di domani con Juventus-Milan.

Ci risiamo! Verrebbe da dire: sembra quasi che i giocatori di classe, quelli capace d’inventare, ma meno inclini alla consegna militare, siano destinati a soffrire. Sono giocatori “fondamentali”, però “atipici” che creano sempre qualche problema. Sbalestrano, squilibrano, seminano “disordine”. Se lo dice uno come Sarri, figuriamoci. E, d’altra parte, l’amletico dilemma talento o non talento nel calcio italiano non è nuovo.

Vi ricorderete certamente Rivera, che, in Nazionale, era spesso tenuto ai margini o costretto a subentrare a Mazzola. E d’altra parte, Nereo Rocco, fotografava magistralmente il problema nella sua folgorante sintesi tattica: “De drio gente che randella, più avanti solo corridori e un genio in mezzo al campo. Poi un mona che la butta dentro.”

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