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Colpe simili, pene diverse. O quantomeno diversa è stata la percezione. Perché in questa stagione sono state più d'una le violazioni extra-Juve di giocatori bianconeri, solo alla cena proibita di Arthur, Weston McKennie e Paulo Dybala sono seguite delle sanzioni, pesanti, forse giuste. E nei confronti dell'argentino poi sono arrivate reprimende supplementari: perché è alle Juve da sei anni, perché è uno dei vice capitani, perché è il numero dieci, perché è il volto bianconero della campagna di prevenzione anti-Covid della Regione Piemonte, perché poi c'è tutto quel contesto legato al rinnovo e al suo ruolo all'interno della Juve. Così questo può trasformarsi davvero nel punto di non ritorno tra il club e lo stesso Dybala. Che ora insieme ai compagni è tornato a disposizione di Andrea Pirlo, al netto di una condizione precaria dopo tre mesi di stop può esserci anche lui contro il Napoli. E poi?
LA MOSSA – E poi resta sul mercato. Anzi, continua a essere spinto sempre più fuori dalla Juve. Il timore che possa andarsene a parametro zero c'è, ecco perché aumenta la pressione per farlo partire in questi mesi, anzi entro il 30 giugno per riuscire a sistemare un bilancio che ha bisogno disperato di registrare plusvalenze reali. La trattativa per il rinnovo ha poi compiuto un doppio salto mortale all'indietro. Non solo è congelata, è quasi saltata o comunque tornata al punto di partenza. La rabbia societaria di questi giorni infatti ha prodotto un azzeramento di tutto: l'offerta di cui parlava anche Andrea Agnelli a dicembre che avrebbe portato Dybala tra i 20 giocatori più pagati in Europa, quella da 10 milioni netti bonus inclusi, si può considerare scaduta. Se la Joya vuole, può presentarsi anche senza agenti e prolungare alle attuali condizioni, quelle firmate nell'ormai lontano 2017. Condizioni che non possono essere accettate, potenzialmente vivibili come una provocazione. Intanto Dybala può tornare in campo, ma la Pasqua non ha portato la pace.