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"Un angolo per chi ha la visione del calcio di Nick Hornby, per chi vive la partita come un film, per chi reputa Babangida il miglior calciatore della storia. Un piccolo mondo per chi non ha scritto calcio con il pallone tra i piedi, ma con una penna tra le dita, una telecamera sulla spalla o un joystick in mano, per quelli cresciuti a pane, nutella e Holly e Benji . Il calcio visto con gli occhi, e gli occhiali, del Nerd".

"Faccia da cinema? Il primo che mi viene in mente è Jurgen Klopp. Ha una maschera che sorride, ma quando si arrabbia può impaurire. E' molto espressivo". Parole e musica di Carlo Verdone. E ha ragione, il regista e attore romano: il tedesco del Liverpool ha una volto che meriterebbe anche altri palcoscenici. Le sue conferenze sono uno spettacolo, vederlo in panchina ti trascina e ti emoziona, ha trovate geniali a livello tattico ma anche fuori. Un esempio? Dopo le polemiche nel match tra Liverpool e City, Klopp e Guardiola sono volati a Nyon per il meeting tra gli allenatori dei top club europei. E davanti ai microfoni ha regalato un colpo di teatro...
 

 
COME DARIO FO - E la faccia d'attore ce l'ha. Da attore di teatro, soprattutto, con quella mimica facciale unica nel mondo del calcio. Alto, gigantesco quando si muove ed esulta, con quel sorriso pieno che esce dal volto, ha una presenza scenica che ricorda... Dario Fo. Attore, autore, regista teatrale, con il suo Mistero Buffo, rielaborazione di antichi testi popolari padani con riferimenti al presente, ha vinto il Nobel, parlando una lingua universale e inventata, il grammelot, insieme di suoni, versi, onomatopee, che crea un linguaggio capace di trasmettere i concetti che si hanno in testa. E il grammelot lo ha utilizzato anche davanti ai reali svedesi...

LEZIONI DAL PASSATO - Personalità, Dario Fo come Jurgen Klopp: calciatore, con una testa da Bundes e un talento da quinta divisione (parole sue), allenatore, maestro. Ripescare dal passato e riadattare il tutto al presente, questo fanno i grandi artisti. Questo ha fatto Fo, questo sta facendo Kloop: il suo è un calcio universale, il grammelot del pallone, ripesca dal passato, da Michels e Cruijff, e rielabora. Il tutto con giocatori pescati da club non di primissimo piano, come Southampton (Van Dijk e Mané), Newcastle (WijnaldumHull City (Andy Robertson) e Hoffenheim (Firmino), giovani del vivaio (Alexander-Arnold), messi insieme e portati sul tetto d'Europa. Un calcio passato ma moderno, verticale e aggressivo. Come l'arte di Fo, che ha lasciato un segno indelebile.

GIULLARE MEDIEVALE - "​Seguendo la tradizione dei giullari medievali, dileggia il potere restituendo la dignità agli oppressi". Questa la motivazione per spiegare il Nobel a Fo. Questo quello che cerca di fare Klopp in panchina: seguendo la tradizione, dileggia il potere. Lo ha fatto in patria col Borussia Dortmund, ora lo fa col Liverpool. Perché va bene la Champions, ma ora il popolo chiede la Premier!