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Il ministro Andrea Abodi rischia di doversela rimangiare. Giusto una decina di giorni fa, durante un'audizione delle commissioni Cultura di Camera e Senato in riunione congiunta, il neo-ministro dello sport e della gioventù aveva pronunciato parole dure verso le società di Serie A, che hanno chiesto di dilazionare il pagamento dell'Irpef e dei contributi previdenziali fin qui non versati causa Covid. Ma non aveva fatto i conti col senatore Claudio Lotito, che nella doppia veste di rappresentante del popolo (in quanto eletto nel listino blindato dell'Abruzzo, anzi di Amatrice, insomma del Molise) e di se stesso (in quanto patron e presidente della Lazio, che al fisco deve circa 40 milioni di euro) ha congegnato un emendamento salva-calcio da far rabbrividire quello approntato a fine 2002 e successivamente bocciato dalla Commissione Europea. 

Per le società del nostro massimo campionato ballano circa 500 milioni di euro, da pagare in un primo tempo entro il 16 di questo mese. In audizione Abodi aveva detto che il calcio non appartiene a un altro mondo, e che perciò deve rispettare le scadenze come succede in tutti gli altri settori della società e dell'economia italiane. La massima concessione che il ministro ha fatto è il lieve slittamento del termine di pagamento, dal 16 al 22 dicembre.

Parole che intendevano dare un segnale di inflessibilità verso il calcio da parte della politica. E che però non tenevano conto dell'infiltrazione della politica da parte del calcio. Anzi, da parte di Lotito che è il calcio al cubo per propensione a arrangiarsi, capacità di acciuffare le occasioni e invenzioni di espedienti. Sicché ecco trovato l'escamotage, di cui hanno dato conto Il Fatto Quotidiano e l'Ansa: un emendamento al Decreto Aiuti quater che permette di spalmare in cinque anni (cioè 60 rate) il pagamento del debito. Del resto, Lotito di rateizzazioni se ne intende e grazie a questo meccanismo è riuscito a tenere in vita una Lazio lasciata in condizioni disastrose dalla gestione Cragnotti.
E la rateizzazione dei debiti non è nemmeno tutto, perché Lotito ha presentato un altro emendamento (simile nei contenuti a quello firmato da Daniele Manca, senatore Pd di Imola), che allungherebbe da tre a cinque anni la durata dei contratti della concessione dei diritti televisivi, e che avendo possibilità di applicazione retroattiva andrebbe a beneficio di Dazn.
E adesso resta da vedere se la manovra congegnata dal senatore Lotito andrà a compimento. La lettura degli equilibri parlamentari dice che attorno ai due emendamenti si è aggregato un consenso trasversale da governi di larghe intese.

Da quelle larghe intese rimane fuori il ministro Abodi, che pensava di poterla mettere sul piano del senso di responsabilità. Gli servirà da lezione per tutte le prossime volte che gli dovesse capitare di incrociare il calcio nella sua attività di governo.

@pippoevai 



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