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Viva l’Italia. L’Italia del pallone. L’Italia di Roberto Mancini che l’undici giugno, inaugurerà a Roma contro la Turchia il campionato europeo di pallone. Sarà un giorno molto speciale perché lo stadio Olimpico non sarà più equivalente ad un deserto dei tartari. Variamente distribuiti in tribuna e nei settori popolari, dopo un assenza che pareva dover finire mai e che aveva ridotto lo spettacolo del pallone ad un evento virtuale, ci saranno nuovamente i tifosi i quali rappresentano il sale dell’intero movimento. Un via libera, da lungo atteso, che se dovesse funzionare come tutti ci auguriamo sarà il prologo per il ritorno alla vita sportiva generalizzato. Per il calcio, ma anche per tutte le altre discipline agonistiche.

Così il resto dell’ Italia si prepara a ringraziare il calcio. Nel preciso momento in cui il premier Mario Draghi ha firmato il documento da inviare all’Uefa nel quale era scritto che il nostro Paese avrebbe onorato gli impegni consentendo la riapertura degli stadi europei alla gente, seppure in misura contingentata, si è scatenato immediatamente un effetto domino inarrestabile sull’onda della fame di libertà e anche di quella autentica rivendicata da tutte le categorie di lavoratori che la pandemia ha penalizzato con risultati talvolta anche tragici. A fare da starter è stato il ministro Franceschini il quale a nome di tutti gli operatori dello spettacolo ha posto una domanda forse banale ma altamente efficace: “Se si può aprire uno stadio a ventimila persone non vedo perché sia impossibile fare altrettanto per cinema e teatri”.
Musica celestiale per le orecchie degli aperturisti in generale e più specificatamente per tutti gli operatori del commercio, della ristorazione e delle attività ambulanti che nei giorni scorsi avevano manifestato davanti a Montecitorio rivendicando un immediato ritorno alle loro attività professionale per non dover morire. Anche di fame, in alcuni casi. Ecco che a quel punto nessuno dei responsabili del Palazzo ha più potuto evitare di prendere in seria considerazione l’opportunità di dare una svolta radicale alla rotta proibizionista fin qui seguita. Lo stesso ministro della Salute, Speranza, ovvero uno trai più riottosi nel prendere misure meno severe ha annunciato che potrebbe essere possibile dalla metà di maggio in poi che gli italiani possano tornare al cinema, nei teatri, al bar, nei ristoranti e nelle palestre  seguendo le indicazioni previste dai nuovi protocolli sanitari che verranno formulati.
Cosa accadrà non è ancora dato saperlo. Così come è impossibile prefigurare uno scenario post-riaperture. Troppe sono le variabili che potrebbero influenzare, positivamente ma anche negativamente, l’annunciata svolta.

L’augurio che tutti dobbiamo farci è che l’operazione “liberi tutti” serva in particolare a fare in modo che la campagna vaccinale acceleri il più velocemente possibile in maniera massiccia permettendo alla stragrande maggioranza degli italiani di farsi trovare ben difesi contro il virus nel momento in cui si realizzerà ciò che tutti stiamo aspettando da quattordici mesi e che, curiosamente per indotto, potrà arrivare grazie ad una partita di pallone.