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Spesso il tifoso juventino si fa questa domanda: quando il club di Andrea Agnelli sarà in grado di tornare a competere seriamente per la Champions League?

Al di là delle ironie e dei catastrofismi, una strada potrebbe essere trovata prima di quanto non sembri. Non dico già per la prossima stagione (il Manchester City e il Paris Saint Germain sono inarrivabili quanto a investimenti tecnici), ma forse da quella successiva. Sempre che, già in estate, arrivino quei calciatori pronti che Allegri sta chiedendo da tempo.

Partiamo dall’attacco. Vlahovic diventerà una prima punta eccezionale, ma ha bisogno di tempo e di condizioni tattiche o strategiche che ne esaltino le caratteristiche. In questo senso la ricerca del cross è tutt’altro che una soluzione semplicistica. Anche perché - giova sempre ricordarlo - sull’esterno c’è un po’ più spazio per attaccare o per provare a saltare l’uomo nell’uno contro uno.

Ecco, allora, che il ricorso a Di Maria diventa ineludibile. É vero, ha 34 anni, ma una condizione fisica eccellente, una classe inconfondibile e un’esperienza ad altissimo livello che pochi possono vantare. L’argentino salta l’uomo con facilità irrisoria, punta la porta, conclude o serve l’assist. Dal punto di vista dinamico è nettamente superiore a Cuadrado che, con il passare degli anni, ha affievolito la spinta e perso in precisione. E’ un mancino naturale, ma sa giocare anche a destra perché può facilmente concludere con il sinistro.

Ma se Di Maria va preso, ovvero gli si deve pagare un ingaggio non indifferente, Federico Chiesa fa già parte della scuderia e ha mostrato, sia nella Juve, sia in Nazionale, tutto il suo valore. La Juve di Allegri, oltre che l’assenza di Ronaldo, ha patito molto anche la sua, nella fase decisiva del campionato quando, se avesse battuto l’Inter in casa, sarebbe potuta tornare a lottare clamorosamente per lo scudetto.

Di Maria da una parte e Chiesa dall’altra rappresentano quasi il massimo. E non solo per la possibilità di realizzazione di Vlahovic, ma anche perché incarnano una variazione rapsodica all’interno della stessa partita. Uno ha tecnica sopraffina (Di Maria), l’altro ha scatto (Chiesa) che si traduce in strappo, sprint, velocità con la palla.

Ovviamente non bastano questi due calciatori per fare una Juve da Champions. Intanto perché servono alternative valide e intercambiabili e poi perché un attacco che segna molto è l’espressione anche di un centrocampo che difende, intercetta e riparte.
L’annunciato arrivo di Pogba aumenta di gran lunga il tasso tecnico e fisico, ma non risolve un problema che è alla base della manovra: l’assenza di un regista, o di un centrale di costruzione, o di un metronomo che sappia dare i tempi. Ora, delle due l’una: o si punta ad un giovane, come Fagioli, che ha fatto benissimo in serie B o, magari non adesso, ma l’anno prossimo, si va sul mercato per prendere qualcosa di simile a Jorginho, se non lo stesso calciatore del Chelsea.

Senza un cardine, la squadra rischia la spaccatura o l’allungamento che, della spaccatura, della spaccatura è la conseguenza. Senza contare che ci sono momenti in cui la palla deve viaggiare e altri in cui deve essere conservata in attesa del pertugio e della giocata.

Per il resto Zakaria e McKennie sono due risorse di contenuto diverso, ma valide sia dal punto di vista fisico-atletico (lo svizzero) che tattico (lo statunitense). Resta da capire cosa sia e cosa possa fare Rabiot, amatissimo dai suoi allenatori (Sarri, Pirlo, Allegri) quasi sempre incompreso per critica e pubblico. Fossi in Allegri terrei Miretti e, ove mai sia possibile, visto l’ingaggio che si ritrova, saluterei Ramsey, un autentico flop.

La difesa è, forse, il reparto più delicato. Szczesny non è un grande portiere, ma un buon portiere. Per vincere la Champions non esiterei a buttarmi su Gigio Donnarumma, italiano, ambizioso, deluso dall’esperienza al Paris Saint Germain dove ha dovuto contendere il posto a Navas. Va preso, caricato di fiducia e fatto giocare come se fosse il Buffon giovane. Danilo, a destra, va benissimo, De Ligt in mezzo pure, Alex Sandro (a sinistra) e Bonucci (accanto a De Ligt) un po’ meno.

Nel migliore dei mercati possibili, il colpo sarebbe Koulibaly per Bonucci e Spinazzola a sinistra. Purtroppo per la Juve, il primo costa quaranta milioni e, probabilmente, rinnoverà con il Napoli, mentre l’altro, che rappresenta uno dei più gravi errori di Paratici, è incedibile. Tuttavia, se Bonucci ancora potrebbe reggere e, comunque, dietro di lui c’è Gatti, che ha già esordito in Nazionale, a sinistra si apre un buco. Aggravato dal fatto che Alex Sandro, dotato di un qualche interesse da parte di club stranieri, non se ne dà per inteso di voler essere ceduto in questa sessione di mercato, ma vuole andare a scadenza (l’anno prossimo) per lasciare a zero.

Sarebbe allora questa una Juventus da Champions?

Premesso che tutto è migliorabile, ma che va riservata grande attenzione ai costi, penso di sì. Forse servirebbero un paio d’anni, anche per assestare i bilanci, però la Juve, se vuole tornare a competere in campo internazionale, deve rischiare qualcosa per vincere nel breve tempo e fuori dai confini nazionali.